L'ex primo ministro e leader di Forza Italia (FI) Silvio Berlusconi ha rinunciato a tentare di diventare presidente dell'Italia nelle elezioni che inizieranno lunedì prossimo (24). La notizia è stata confermata dallo stesso politico.
Questo sabato (22), l'italiano aveva partecipato a un incontro con esponenti del suo partito e avrebbe dovuto partecipare a una riunione dei leader del blocco di “centrodestra”, che riunisce i partiti ultranazionalisti Lega, di Matteo Salvini, e Fratelli d'Italia (FdI), da Giorgia Melonic.
Berlusconi però non ha incontrato i suoi alleati politici e, poco dopo, ha inviato una nota ufficiale alla riunione annunciando “fare un passo indietro".
Tra le giustificazioni, l’ex premier ha dichiarato di voler mantenere”unità nazionale” e che l’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrebbe “continuare a Palazzo Chigi” perché sta facendo un “Timo Trabalho".
La nota ringrazia anche i parlamentari che hanno sostenuto la sua candidatura e lo sottolinea sempre servito il Paese.
Secondo il presidente di FI è necessario che il centrodestra – che secondo i sondaggi elettorali conta quasi la metà dei voti italiani – offra un nome comune con il maggior consenso possibile per la presidenza del Paese.
Lettera alla popolazione
Dopo l'annuncio ai suoi alleati, Berlusconi ha rilasciato una lettera ufficiale sulla sua decisione.
“L’Italia ha bisogno di unità, al di là della distinzione maggioranza-opposizione, per mantenere lo sforzo di contrasto alla gravissima emergenza sanitaria, per far uscire il Paese dalla crisi. La Nazione può risollevarsi nei momenti difficili se tutti sanno ritrovare, come avvenuto nel dopoguerra, un comune senso di appartenenza alla nostra democrazia, superando le ferite e al di là delle legittime e anche necessarie differenze”, si legge nel testo.
Secondo l'ex premier, “ho deciso di fare un nuovo passo sulla strada della responsabilità nazionale, chiedendo a chi lo proponeva di desistere dal candidare il mio nome alla Presidenza della Repubblica”.
“Continuerò a servire il mio Paese in altro modo, come ho fatto in questi anni, come leader politico e parlamentare europeo, prevenendo controversie o lacerazioni che non possono essere giustificate in mio nome, che oggi la Nazione non può permettersi” si legge nel documento .
Dopo l'annuncio, Salvini è intervenuto anche pubblicamente lodando Berlusconi e confermando che il blocco di centrodestra nominerà un nome all'unanimità.
"Berlusconi sta rendendo un grande servizio all'Italia e al centrodestra, che ora avrà l'onore e la responsabilità di portare avanti le sue proposte senza più veti da parte della sinistra", ha detto, riferendosi specificamente al Partito Democratico (PD) e al Partito Democratico. populisti centristi Movimento 5 Stelle.
Secondo fonti intervenute, però, la Meloni non era d'accordo con la richiesta di Berlusconi di far restare Draghi al potere fino alla fine della legislatura. Poiché i sondaggi d'opinione indicano FdI come il partito che otterrebbe più voti in un eventuale anticipo delle elezioni, la rappresentante continua con la sua volontà di assumere il ruolo di primo ministro.
Successione
Attualmente Draghi riesce a mantenere una coalizione che spazia dall’estrema destra alla sinistra, compresi i populisti, senza grossi timori.
Tra le trattative dei partiti per la disputa che inizierà lunedì in Parlamento, ci sono gruppi che vogliono che l'attuale primo ministro diventi presidente al posto di Sergio Mattarella. Altri sostengono che Draghi dovrebbe restare fino alla fine della legislatura, nel 2023.
Lo scenario però è ancora abbastanza indefinito, con almeno sette persone che hanno una reale possibilità di assumere l'incarico.
Quando lanciato dal centro destra, il Il nome di Berlusconi ha incontrato grande resistenza, soprattutto da parte di Pd e M5S, che hanno dichiarato pubblicamente che non sosterranno la scelta. La giustificazione è che la carica di presidente dovrebbe essere occupata da una persona più istituzionale e non da qualcuno direttamente coinvolto nella politica dei partiti.
Essere eletto presidente dell'Italia, un candidato deve ottenere due terzi dei 1009 voti possibili (673), ma questo livello si applica solo ai primi tre scrutini. Se l'elezione arriva al quarto voto, è richiesta solo la maggioranza semplice (505).
Questa differenza è un modo per incoraggiare i partiti a cercare il consenso più ampio possibile. (favorito)






































