L'Italia sembra vivere in due epoche. La digitalizzazione è annunciata da leggi, piattaforme e acronimi come SPID e PEC. Ma nella pratica, la burocrazia statale opera ancora al ritmo degli anni '1980, soprattutto nella pubblica amministrazione e nel sistema giudiziario civile.

Il caso della registrazione della cittadinanza italiana per i discendenti italiani ne è un chiaro esempio. Anche dopo il riconoscimento giudiziario o amministrativo, migliaia di persone attendono mesi o anni affinché i loro documenti vengano finalmente registrati presso gli "uffici di stato civile" italiani. (Uffici dell'Anagrafe Civile, o Ufficio dello Stato Civile).
A Roma, il comune più grande del paese, che dovrebbe servire da esempioIl tempo di attesa medio supera i due anni. È il simbolo di una burocrazia inefficiente che non riesce a mantenere le promesse di modernizzazione. Ciò che dovrebbe essere automatico e digitale diventa un processo manuale, stampato e accatastato, in attesa dei timbri.
Francesca Barbanti, responsabile della trascrizione degli atti civili stranieri presso il Comune di Roma, conferma la gravità della situazione. In una recente intervista al sito Lente pubblicaHa descritto la situazione come una vera e propria impasse istituzionale.
"Le normative impongono l'uso della documentazione cartacea, ma allo stesso tempo non autorizzano più i dipendenti a richiederla. È un 'vicolo cieco' che paralizza l'attività d'ufficio."
La resistenza alla digitalizzazione non risiede solo nell'infrastruttura tecnica, ma anche nella mentalità del management stesso. Molti dipendenti preferiscono i vecchi metodi per abitudine o per paura del nuovo. Di conseguenza, la digitalizzazione si riduce all'invio di PDF via e-mail, che vengono poi stampati e trattati come documenti cartacei.
Come avverte l'esperto legale Nicholas Ferrante sul Fatto Quotidiano, "la digitalizzazione diventa una copertura superficiale di procedure obsolete". La promessa di efficienza, riduzione dei costi e velocità non viene mantenuta.
Senza riforme strutturali e cambiamenti culturali, la digitalizzazione rimarrà solo una facciata. Per le persone di origine italiana, il sogno della cittadinanza italiana diventa un labirinto di regole contraddittorie, attese infinite e frustrazioni.
Si sta ancora discutendo sulla possibilità di creare un ente centralizzato a Roma che gestisca tutte le domande di cittadinanza italiana presentate all'estero, il che significherebbe concentrare in un'unica sede la gestione dei procedimenti provenienti da centinaia di ambasciate e consolati.
In un sistema già paralizzato da regole contraddittorie e pratiche obsolete, la centralizzazione, lungi dal rappresentare efficienza, può generare ancora più ritardi e distacco dalle realtà locali.




































