L’avvocato italiano Marco Mellone ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) di consentire ai discendenti di italiani di riferire personalmente i danni che attribuiscono alle restrizioni sulla cittadinanza introdotte dal decreto Tajani.
La richiesta rientra nelle osservazioni scritte presentate dalla difesa lo scorso giovedì (29 ottobre), nel procedimento C-816/26, noto come caso Picuso, pendente in Lussemburgo.
Secondo Mellone, la memoria mira a mostrare al tribunale le perdite personali ed economiche dei richiedenti, e non soltanto la tesi giuridica contro la riforma.
«È stato un lavoro duro e intenso, concentrato soprattutto sugli aspetti umani e personali dei nostri clienti, che hanno subito danni economici e personali a causa del decreto Tajani», ha dichiarato l’avvocato a Italianismo, questo mercoledì (4).
La difesa ha inoltre chiesto priorità nell’esame del procedimento, alla luce dell’elevato numero di ricorsi legati alla riforma che attendono decisioni della giustizia italiana.
I discendenti vogliono spiegare i legami con l’Italia
Nella memoria, la difesa ha chiesto che i richiedenti siano ascoltati dai giudici di Lussemburgo.
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«Abbiamo inoltre chiesto che i nostri clienti siano ascoltati dalla Corte per spiegare personalmente il legame con l’Italia e il danno causato dalla modifica retroattiva della legge», ha dichiarato. La richiesta è ancora al vaglio della Cgue.
Cosa è in discussione nel caso Picuso
Il procedimento C-816/26 è giunto alla Corte di giustizia dell’Unione europea su iniziativa della Corte costituzionale italiana, che ha sottoposto una questione pregiudiziale con l’ordinanza n. 147/2026, depositata il 23 luglio 2026.
La questione riguarda l’articolo 3-bis della legge n. 91/1992, introdotto dal decreto-legge n. 36/2025 (convertito nella legge n. 74/2025), che ha stabilito nuove restrizioni alla cittadinanza italiana per discendenza per le persone nate all’estero in possesso di un’altra nazionalità.
Il rinvio riguarda soprattutto l’applicazione di tali restrizioni alle persone nate prima del 28 marzo 2025, data di entrata in vigore delle nuove norme, fatte salve le eccezioni previste dalla legislazione.
La Corte costituzionale ha chiesto al tribunale europeo di chiarire se tale disciplina sia compatibile con l’articolo 9 del Trattato sull’Unione europea e l’articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alla luce del principio di proporzionalità e degli effetti delle restrizioni sullo status di cittadino europeo.
La Corte costituzionale ha sospeso il giudizio sui procedimenti riuniti fino a quando la Cgue non risponderà alla questione sottoposta.
Il tribunale deciderà se si terrà un’udienza
Conclusa la fase delle osservazioni scritte, la Corte esaminerà le memorie ricevute prima di decidere se si terrà un’udienza e quale composizione del collegio giudicante sarà responsabile del giudizio, secondo Mellone.
Tra le possibilità, l’avvocato ha menzionato la Grande Sezione, composizione allargata della Corte di giustizia impiegata nei casi di particolare rilevanza, ipotesi non ancora confermata.
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Mellone ha detto di aspettarsi che la Commissione europea presenti una posizione coerente con il diritto dell’Unione europea.