La battaglia giudiziaria contro le nuove norme sulla cittadinanza italiana si è aperta su un nuovo fronte. Il tribunale di Avellino ha sottoposto alla Corte costituzionale italiana e alla Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) questioni sulla riforma nota come decreto Tajani.
Uno dei procedimenti è già stato formalmente iscritto dalla Corte costituzionale come ordinanza n. 172/2026, secondo il sistema ufficiale della Consulta.
Il caso mette in discussione l’articolo 3-bis della legge n. 91/1992, introdotto dalla riforma del 2025, che ha ristretto il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza alle persone nate all’estero.
La riforma torna alla Corte costituzionale
Il procedimento ha origine presso il tribunale di Avellino e riguarda l’applicazione delle nuove norme ai minori.
Nel procedimento n. 1926/2025, la giudice Maria Iandiorio ha sollevato dubbi sulla compatibilità della riforma con gli articoli 2, 3 e 22 della Costituzione italiana, secondo gli atti del procedimento.
Il punto centrale è l’applicazione delle restrizioni a persone nate prima della modifica legislativa, quando la precedente giurisprudenza riconosceva l’acquisto della cittadinanza iure sanguinis fin dalla nascita.
L’iscrizione del caso non significa che la riforma sia stata sospesa o dichiarata incostituzionale. La legge n. 74/2025 resta in vigore.
La questione approda anche alla giustizia europea
Un altro procedimento di Avellino ha portato la controversia anche dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
L’avvocata Maria Stella La Malfa, che segue il caso, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa simultanea presso le due Corti.
“Questo provvedimento è fondamentale perché sottopone la questione agli organi di legittimità. In particolare, la questione inviata alla Corte di giustizia è più incisiva di quella sottoposta alla Corte costituzionale”, ha affermato La Malfa.
Secondo l’avvocata, la situazione configura la cosiddetta doppia pregiudizialità, quando una stessa controversia coinvolge questioni costituzionali e di diritto dell’Unione europea.
La Malfa ritiene particolarmente rilevante il fronte aperto dinanzi alla giustizia europea.
La Cgue sta già esaminando un’altra questione legata alla riforma. A luglio, la stessa Corte costituzionale italiana ha deciso di interpellare il Lussemburgo sulla compatibilità delle nuove restrizioni alla cittadinanza con il diritto dell’Unione europea.
Cosa cambia per i discendenti
Per il momento, non vi sono modifiche automatiche alle norme sulla cittadinanza italiana.
L’importanza dei nuovi procedimenti risiede nell’avanzamento del dibattito giudiziario sulla riforma del 2025, ora sulla base di diversi argomenti e dinanzi alle giurisdizioni costituzionale ed europea.
Le prossime decisioni potranno contribuire a definire i limiti di applicazione del decreto Tajani, soprattutto per le persone nate prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni.
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