«Senza gli italiani all’estero, semplicemente non c’è futuro per l’Italia». Lo afferma Luciano Vecchi, responsabile per gli italiani nel mondo del Partito Democratico (PD), principale forza di opposizione al governo di Giorgia Meloni.
La frase fa parte di un intervento pubblicato questo lunedì (12) sul sito ufficiale del partito. Nel documento, Vecchi critica le restrizioni alla cittadinanza italiana per discendenza e auspica un cambiamento nel modo in cui lo Stato si rapporta ai milioni di italiani che vivono fuori dal Paese.
Per Vecchi, gli emigrati e i loro discendenti non rappresentano soltanto la memoria di un Paese segnato dall’emigrazione. Sono una parte essenziale della sua identità, della sua presenza economica internazionale e del suo futuro.
Critiche alla riforma della cittadinanza italiana
L’intervento arriva nel contesto delle conseguenze della riforma della cittadinanza approvata nel 2025, con la legge n. 74, che ha convertito, con modifiche, il decreto-legge n. 36/2025.
La normativa ha introdotto nuove limitazioni al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza per le persone nate all’estero e in possesso di un’altra nazionalità, con le eccezioni previste dalla legge.
Vecchi definisce le modifiche parte di una politica volta a indebolire i legami tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.
Il dirigente cita in particolare la situazione dei minori nati fuori dal territorio italiano, che si trovano ora ad affrontare nuove condizioni per l’acquisto della cittadinanza.
Secondo il rappresentante del PD, la riforma non incide soltanto su un diritto individuale, ma compromette un rapporto storico costruito nel corso delle generazioni.
Gli italiani all’estero sono una risorsa per il Paese
Vecchi contesta inoltre l’idea che gli italiani residenti all’estero rappresentino un costo o un problema amministrativo per l’Italia.
Secondo lui, la diaspora ha avuto un ruolo decisivo nella diffusione della cultura, dei prodotti e delle tradizioni italiane.
Ancor prima delle grandi campagne di promozione del Made in Italy, furono gli emigrati ad aprire ristoranti, a introdurre prodotti italiani in altri mercati e a suscitare interesse per il Paese.
Il dirigente collega questo contributo alla necessità di affrontare la crisi demografica italiana.
Nel suo intervento cita il calo delle nascite e il persistere dell’emigrazione come segnali di un Paese che deve creare condizioni migliori per chi desidera restare in Italia o tornarvi.
Il PD promette di difendere diritti e rappresentanza politica
Il Partito Democratico presenta inoltre impegni per gli italiani nel mondo, con particolare attenzione alla cittadinanza, alla partecipazione politica e ai servizi pubblici.
Tra le priorità figurano la difesa della trasmissione della cittadinanza, la tutela della rappresentanza parlamentare all’estero e il rafforzamento dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie).
Il partito propone inoltre di migliorare i servizi consolari, ampliare la promozione della lingua italiana e creare incentivi per il rientro degli emigrati.
Vecchi critica i tagli alle risorse che attribuisce al governo Meloni e ritiene insufficiente l’attenzione riservata alle comunità italiane fuori dal Paese.
Le proposte fanno parte dell’agenda politica sostenuta dal PD e non rappresentano modifiche già approvate nella legislazione.
Un messaggio per milioni di discendenti
La dichiarazione di Vecchi si rivolge anche alle comunità di discendenti di italiani che, pur dopo varie generazioni, mantengono legami con la terra dei propri antenati.
Per il dirigente, l’identità italiana non si limita ai confini geografici del Paese. Rimane viva nelle comunità che preservano la lingua, la cultura, le tradizioni e i legami familiari con l’Italia.
È proprio questo rapporto che, secondo lui, dovrebbe guidare le decisioni politiche sulla cittadinanza e sulla rappresentanza.
Sostenendo che gli italiani all’estero siano riconosciuti come parte del futuro del Paese, Vecchi pone la diaspora al centro di un dibattito che va oltre le norme per l’ottenimento dei documenti.
La questione, a suo avviso, è capire quale tipo di rapporto l’Italia desideri mantenere con le comunità che hanno contribuito a costruire la sua presenza nel mondo.
«Senza gli italiani all’estero, semplicemente non c’è futuro per l’Italia», afferma.
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