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Politica italiana

A fatica, Meloni resta al potere e il «vitalizio» entra nel calcolo politico

Con un’economia in debole crescita e un governo che accumula difficoltà, la presidente del Consiglio italiana riesce a preservare la propria maggioranza. Per 265 deputati e senatori, portare la legislatura fino al 2027 può anche significare garantirsi il diritto alla pensione.

Con un’economia in debole crescita e un governo che accumula difficoltà, la presidente del Consiglio italiana riesce a preservare la propria maggioranza. Per 265 deputati e senatori, portare la legislatura fino al 2027 può anche significare garantirsi il diritto alla pensione.

L’economia italiana non decolla, i problemi politici si accumulano e Giorgia Meloni resta al potere. Nonostante le difficoltà, la presidente del Consiglio riesce a mantenere unita la coalizione che governa il Paese. E c’è un dettaglio che aiuta a capire perché non tutti in Parlamento abbiano fretta di tornare alle urne: la pensione dei politici, nota in Italia come vitalizio.

Per molti deputati e senatori, portare a termine l’attuale legislatura può fare la differenza sul piano economico. Elezioni anticipate, a seconda di quando si svolgessero, potrebbero impedire a una parte di loro di maturare il periodo minimo necessario per garantirsi il beneficio.

Bendita Cidadania, analise de cidadania italiana

La data nel mirino di questi parlamentari è il 14 aprile 2027.

Secondo un’analisi pubblicata giovedì 8 dal quotidiano Corriere della Sera, 184 deputati e 81 senatori potrebbero maturare entro quella data il periodo richiesto per acquisire il diritto alla pensione parlamentare.

In tutto sono 265 politici, quasi la metà dei membri delle due Camere del Parlamento.

Anche il «vitalizio» pesa sulla politica

L’attuale legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022. In base alle norme italiane, deputati e senatori devono completare cinque anni di mandato per avere diritto alla pensione.

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Ma c’è una particolarità: una frazione superiore a sei mesi viene conteggiata come un anno intero. In pratica, il periodo minimo può essere raggiunto dopo quattro anni, sei mesi e un giorno.

Ciò non significa che il parlamentare inizi a ricevere il denaro immediatamente. Di norma, deve aver compiuto 65 anni e non essere più in carica.

Il beneficio non è neppure esattamente lo stesso di un tempo. Il tradizionale vitalizio, divenuto noto per i privilegi concessi alla classe politica italiana, è stato sostituito nel 2012 da un sistema basato sui contributi degli stessi parlamentari.

Bendita Cidadania, analise de cidadania italiana

Il termine, tuttavia, continua a essere vivo nel lessico politico italiano.

E, con le speculazioni su un possibile anticipo delle elezioni, è tornato ad assumere importanza.

La questione interessa in particolare i parlamentari arrivati a Roma per la prima volta nel 2022. In Fratelli d’Italia, il partito di Meloni, il 66% dei membri è al primo mandato, secondo un’analisi diffusa da Sky TG24.

La situazione non è esclusiva della maggioranza. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e altre forze politiche hanno anch’essi rappresentanti che devono ancora completare il periodo necessario per assicurarsi la pensione.

È un ulteriore elemento nel gioco politico. Non significa che questi deputati e senatori sostengano Meloni soltanto per garantirsi il beneficio, ma aiuta a capire perché una crisi in grado di accorciare la legislatura potrebbe non convenire a tutti.

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C’è poi un dettaglio importante. In Italia, lo scioglimento del Parlamento non pone immediatamente fine al mandato di deputati e senatori. In base alla Costituzione, essi restano in carica fino all’insediamento delle nuove Camere.

Per questo, sciogliere il Parlamento prima del 14 aprile 2027 non significherebbe necessariamente impedire a questi politici di acquisire il diritto alla pensione.

L’economia non aiuta ancora Meloni

Mentre il calendario pensionistico interessa i parlamentari, l’andamento dell’economia continua a essere una preoccupazione per il governo.

L’Italia continua a crescere a ritmo lento.

Secondo l’Istat, l’istituto nazionale di statistica, il Prodotto interno lordo è cresciuto appena dello 0,2% nel secondo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, la crescita è stata dell’1%.

Anche l’inflazione pesa sui bilanci delle famiglie. A settembre, i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% su base annua, secondo le stime preliminari dell’istituto.

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Energia e alimentari sono tra le voci che spingono al rialzo il costo della vita.

Neppure le prospettive economiche sono incoraggianti. Lo stesso governo prevede una crescita dell’1% quest’anno e di appena lo 0,8% nel 2027.

Con un debito pubblico elevato e poco margine di bilancio, Meloni fatica a offrire risposte più incisive alle richieste della popolazione.

Sconfitte politiche, ma nessuna minaccia immediata al governo

Anche sul piano politico, il quadro è tutt’altro che tranquillo.

A marzo, Meloni ha subito un’importante sconfitta quando gli italiani hanno respinto con un referendum la riforma costituzionale della giustizia sostenuta dal suo governo.

Quasi il 54% degli elettori ha votato contro la proposta.

Il risultato è stato un colpo politico per la presidente del Consiglio e ha dato nuovo slancio all’opposizione. Non è però arrivato a minacciare la maggioranza che sostiene il governo in Parlamento.

Le difficoltà sono emerse anche nei negoziati sulla riforma elettorale. Le divergenze tra gli stessi alleati hanno provocato sconfitte circoscritte e messo in luce tensioni all’interno della coalizione.

Giovedì 8, tuttavia, Meloni è riuscita a ribaltare la situazione.

La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale con 227 voti contro 164, in una votazione segreta.

La riforma introduce un sistema proporzionale e prevede un premio di seggi per le alleanze che supereranno il 42% dei voti.

Il governo sostiene che le modifiche contribuiranno a garantire una maggiore stabilità politica. L’opposizione vede nella riforma un tentativo di creare condizioni più favorevoli alla permanenza della destra al potere.

Il voto ha mostrato che, nonostante le liti e le divergenze interne, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia riescono ancora a intendersi quando sono in gioco interessi importanti.

Fino al 2027, ognuno ha i propri motivi per evitare una crisi

Meloni ha già fatto sapere di voler arrivare alla fine della legislatura, prevista per ottobre 2027.

La strada, tuttavia, non sarà semplice. La presidente del Consiglio dovrà fare i conti con l’economia debole, tenere vicini gli alleati e affrontare un’opposizione che cerca di trovare una strategia comune per le prossime elezioni.

Al tempo stesso, esiste un fattore che può giocare a favore della continuità del governo, pur non avendo un legame diretto con la sua popolarità.

Per centinaia di deputati e senatori, completare il periodo minimo di mandato significa assicurarsi un diritto previdenziale che potrà tradursi in una pensione in futuro.

È un interesse che non distingue tra destra, sinistra e centro.

Questo non garantisce che Meloni resterà al potere fino alla fine della legislatura. Ma aiuta a spiegare perché un’eventuale crisi politica potrebbe incontrare resistenze persino tra i parlamentari all’opposizione.

In definitiva, la presidente del Consiglio continua ad affrontare difficoltà nel far crescere l’economia e nel recuperare il consenso perso alle urne.

Ma, mentre cerca di tenere in piedi la coalizione, può contare su una circostanza che non dipende soltanto da lei: per una parte dei politici italiani, aspettare fino ad aprile 2027 può essere più vantaggioso che provocare elezioni anzitempo.

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