L’Italia è tra le grandi economie dell’Unione europea in cui i costi dell’abitazione incidono maggiormente sul bilancio degli inquilini. Nel 2025, il 22,3% delle persone che affittavano immobili a prezzi di mercato viveva in famiglie che destinavano all’abitazione oltre il 40% del reddito disponibile, secondo i dati Eurostat diffusi martedì 27.
La percentuale rappresenta un aumento di 2,9 punti percentuali rispetto al 2024, quando il 19,4% degli inquilini si trovava in questa situazione. L’indice italiano supera anche la media dell’Unione europea, pari al 18,6%.
Tra le maggiori economie del blocco, solo la Spagna ha registrato una percentuale superiore, con il 26,8%. Francia e Germania hanno segnato valori inferiori, rispettivamente del 18,7% e del 13,2%. L’Italia è stata l’unica tra queste quattro economie a registrare un aumento dell’indicatore tra il 2024 e il 2025.
La rilevazione considera i costi complessivi dell’abitazione, compresi l’affitto, le bollette dei servizi essenziali e altre spese legate all’immobile. L’indicatore misura la quota di persone che vivono in famiglie la cui spesa abitativa supera il 40% del reddito disponibile, al netto dei sussidi per l’abitazione.
I salari restano sotto i livelli del 2008
La pressione sugli inquilini si inserisce in un contesto di perdita accumulata del potere d’acquisto dei lavoratori italiani.
Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, nel 2024 i salari reali in Italia erano dell’8,7% inferiori al livello registrato nel 2008. Si è trattato della peggiore performance cumulata tra i Paesi del G20 nel periodo analizzato.
Nonostante la ripresa salariale registrata nel 2024, gli aumenti non sono stati sufficienti a compensare integralmente le perdite precedenti, in particolare quelle provocate dall’inflazione del 2022 e del 2023.
Il problema colpisce soprattutto i lavoratori a reddito basso e medio, che destinano una quota significativa dei propri guadagni al pagamento dell’affitto.
Stefano Chiappelli, dirigente del sindacato italiano degli inquilini Sunia, ha avvertito che l’abitazione sta cessando di rappresentare una fonte di stabilità e sta diventando un fattore di impoverimento.
Milano guida i prezzi degli affitti
Milano continua a essere la città più cara d’Italia per chi cerca un immobile in affitto. Secondo i dati del portale immobiliare Idealista, nel terzo trimestre del 2026 il canone medio richiesto in città ha raggiunto 22,40 euro al metro quadrato al mese.
A questo prezzo, un appartamento di 70 metri quadrati avrebbe un affitto stimato di 1.568 euro mensili, escluse bollette e altre spese.
Sebbene i prezzi restino elevati, il mercato milanese ha mostrato segnali di rallentamento. Gli affitti richiesti sono aumentati dello 0,9% nel terzo trimestre, ma hanno registrato un calo dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nel complesso dell’Italia, i prezzi richiesti sono aumentati dell’1,8% in 12 mesi, raggiungendo una media di 14,60 euro al metro quadrato. Il divario tra salari e costi abitativi aiuta a spiegare le difficoltà affrontate dai lavoratori che devono vivere nelle principali città italiane.
Il governo prevede 100 mila abitazioni in dieci anni
Il governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato, nell’aprile 2026, un piano per ampliare l’offerta di abitazioni a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato immobiliare.
La proposta prevede di mettere a disposizione 100 mila abitazioni nell’arco di dieci anni, con investimenti stimati in 10 miliardi di euro.
Il programma intende beneficiare soprattutto le famiglie con un reddito superiore alla soglia richiesta per accedere all’edilizia sociale, ma che non riescono a sostenere i prezzi richiesti sul mercato privato.
Tra le misure presentate figurano incentivi per i costruttori che destinino almeno il 70% delle unità di determinati interventi alla vendita o alla locazione a prezzi calmierati, inferiori di almeno il 33% ai prezzi di mercato.
Annunciando l’iniziativa, Meloni ha citato l’esempio di un insegnante che percepisce uno stipendio netto di 1.700 euro e deve spendere almeno 1.000 euro per affittare un piccolo appartamento di 42 metri quadrati a Milano. In questo scenario, l’affitto assorbirebbe quasi il 59% del reddito mensile, una quota che sarebbe più alta considerando gli altri costi dell’abitazione.
Il piano, tuttavia, non prevede una riduzione diretta degli importi pagati dagli attuali inquilini con contratti privati.
La pressione immobiliare colpisce chi dipende dall’affitto
I dati Eurostat mostrano differenze importanti tra proprietari e inquilini. In Italia, dove la proprietà della casa ha una forte presenza storica, gli indicatori generali dei costi abitativi possono nascondere le difficoltà affrontate da chi dipende da immobili in affitto.
La percentuale del 22,3% si riferisce specificamente alle persone che pagano affitti a prezzi di mercato. Non rappresenta la quota dell’intera popolazione italiana che destina più del 40% del reddito all’abitazione.
Per questi inquilini, la combinazione di salari dal ridotto potere d’acquisto e prezzi elevati nelle principali città continua a gravare sul bilancio familiare. Anche la difficoltà di trovare abitazioni a prezzi accessibili è tra i temi delle recenti manifestazioni contro il costo della vita in Italia.
Newsletter
Últimas do Italianismo
Todo dia, às 18h, um resumo do que aconteceu na Itália direto no seu e-mail.
É gratuito e você cancela quando quiser.
