L’Associazione Veneti nel Mondo ha chiesto una revisione della riforma della cittadinanza italiana, con l’eliminazione delle restrizioni generazionali e degli effetti retroattivi della legislazione approvata nel 2025. L’ente sostiene inoltre misure per tutelare i discendenti che non sono riusciti a presentare le proprie domande a causa delle difficoltà di prenotazione presso i consolati.
Le richieste sono state diffuse giovedì 5 dall’agenzia italiana AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), che ha dato notizia della presa di posizione dell’associazione.
L’ente, che opera da quasi 30 anni per preservare i legami tra il Veneto e le sue comunità all’estero, ha criticato le modifiche introdotte dal decreto-legge 36/2025, successivamente convertito nella legge 74/2025, nota come decreto Tajani.
Secondo l’associazione, la riforma ha danneggiato soprattutto i discendenti di italiani emigrati tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, comprese le famiglie che hanno mantenuto legami culturali e storici con l’Italia nel corso delle generazioni.
L’associazione presenta quattro richieste
La Veneti nel Mondo sostiene, anzitutto, l’eliminazione del limite generazionale imposto dalla nuova legislazione o, in alternativa, l’ampliamento dei criteri che consentono il riconoscimento della cittadinanza per discendenza.
L’ente contesta inoltre il requisito di due anni di residenza continuativa in Italia da parte del genitore, una delle condizioni previste dalla legislazione per determinate situazioni di trasmissione della cittadinanza.
La seconda richiesta è la fine degli effetti retroattivi della riforma, che ha iniziato a riguardare persone nate prima della sua entrata in vigore.
L’associazione sostiene che il cambiamento ha danneggiato i discendenti che avevano già raccolto e tradotto i documenti, ma non sono riusciti a formalizzare le proprie domande entro le 23.59 del 27 marzo 2025, termine stabilito dalla legislazione.
La terza proposta prevede una clausola di salvaguardia per le persone impossibilitate a presentare le proprie istanze a causa di problemi amministrativi, in particolare delle difficoltà di accesso al sistema di prenotazione Prenot@Mi.
Secondo l’ente, le liste d’attesa presso i consolati italiani in Brasile arrivano, in alcuni casi, a superare i dieci anni.
L’associazione sostiene inoltre il potenziamento del personale consolare in Sud America per ridurre l’arretrato delle richieste.
Infine, la Veneti nel Mondo chiede l’estensione del termine straordinario per il riacquisto della cittadinanza, attualmente previsto fino al 31 dicembre 2027, oltre alla riduzione o all’eliminazione della tassa di 250 euro richiesta per questa procedura.
Questo meccanismo di riacquisto è destinato a determinate categorie di ex cittadini italiani che hanno perso la nazionalità entro il 15 agosto 1992. Non va confuso con il riconoscimento della cittadinanza per discendenza.
La riforma è al vaglio della giustizia
La presa di posizione della Veneti nel Mondo avviene nel contesto di contestazioni giudiziarie sulle nuove norme.
Il 30 aprile 2026, la Corte costituzionale italiana ha pubblicato la sentenza 63/2026, con la quale ha respinto le questioni di costituzionalità esaminate in quel procedimento e ha riconosciuto il margine di intervento del legislatore nello stabilire i criteri per l’acquisto della cittadinanza.
Il 23 luglio, tuttavia, la stessa Corte ha pubblicato l’ordinanza 147/2026, sottoponendo alla Corte di giustizia dell’Unione europea una questione pregiudiziale sulla compatibilità di determinati effetti della riforma con il diritto europeo.
La questione riguarda l’applicazione delle restrizioni alle persone nate all’estero prima dell’entrata in vigore della nuova legislazione, considerando anche i possibili effetti sulla cittadinanza dell’Unione europea.
Il rinvio non sospende automaticamente l’applicazione della riforma né costituisce una dichiarazione di incostituzionalità della legge.
L’ente chiede l’intervento del governo del Veneto
Alla luce di questo scenario, la Veneti nel Mondo ha chiesto alle autorità locali e al governo regionale del Veneto di sostenere una revisione della legislazione nazionale.
L’associazione riconosce la necessità di meccanismi per contrastare irregolarità e pratiche abusive da parte di intermediari privati, ma ritiene che tali controlli non debbano impedire il riconoscimento dei discendenti che mantengono legami con l’Italia.
Per l’ente, la revisione della legislazione deve rispettare l’identità, la cultura e la storia delle comunità venete sparse nel mondo.
Le richieste dipendono da modifiche alla legislazione italiana e, al momento, non rappresentano alcun cambiamento nelle norme per il riconoscimento della cittadinanza.
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