L’Unione europea è aperta a discutere un eventuale rientro del Regno Unito nel blocco senza richiedere necessariamente l’adozione dell’euro o la partecipazione allo spazio Schengen. L’apertura è stata indicata da due funzionari europei interpellati da Politico e potrebbe agevolare i piani del primo ministro britannico, Andy Burnham, di riavvicinare il Paese all’Europa.
Secondo l’articolo, pubblicato questo lunedì 2 novembre, Bruxelles potrebbe prendere in considerazione condizioni specifiche per una futura riammissione britannica, tenendo conto della storia del Paese come membro dell’Unione europea.
Ciò non significa però che le eccezioni siano garantite. Il Regno Unito non ha ancora presentato una richiesta formale di rientro e le istituzioni europee non hanno definito una posizione ufficiale sulle condizioni di un’eventuale adesione.
La discussione avviene dieci anni dopo il referendum del giugno 2016, quando il 51,9% degli elettori britannici votò per l’uscita dall’Unione europea.
Il Regno Unito potrebbe mantenere la sterlina
Prima della Brexit, il Regno Unito godeva di condizioni speciali di partecipazione al blocco. Il Paese ha mantenuto la sterlina, senza l’obbligo di adottare l’euro, ed è rimasto fuori dallo spazio Schengen, che elimina i controlli regolari alle frontiere interne tra i Paesi partecipanti.
Queste eccezioni furono il risultato di negoziati condotti nel corso di decenni di integrazione europea.
Attualmente, i Paesi che entrano nell’Unione europea assumono in linea di principio l’impegno di adottare l’euro quando soddisfano i criteri richiesti. Anche la partecipazione a Schengen rientra tra gli obblighi previsti per i nuovi membri, sebbene la sua attuazione dipenda da condizioni specifiche.
La possibilità che il Regno Unito recuperi parte delle precedenti eccezioni rappresenta dunque una questione centrale per qualsiasi negoziato di rientro.
La flessibilità menzionata dai funzionari europei potrebbe eliminare due dei principali ostacoli politici alla reintegrazione britannica.
La maggioranza dei britannici sostiene il ritorno nell’Unione europea
Il dibattito si svolge in un momento di crescente insoddisfazione per i risultati della Brexit.
Un sondaggio dell’istituto YouGov, diffuso nel giugno 2026, ha mostrato che il 57% dei britannici riteneva sbagliata la decisione di lasciare l’Unione europea.
L’indagine ha inoltre rivelato che il 55% sosteneva il ritorno nel blocco. Tuttavia, questa percentuale scendeva al 35% quando agli intervistati veniva detto che la riammissione avrebbe potuto richiedere la partecipazione all’euro e allo spazio Schengen.
Un sondaggio più recente, condotto da Ipsos tra il 15 e il 22 ottobre, ha indicato che il 56% voterebbe a favore della richiesta di rientro nell’Unione europea in un nuovo referendum, mentre il 30% preferirebbe rimanere fuori.
I dati mostrano che esiste un sostegno significativo alla reintegrazione, ma anche resistenza alla possibilità che il Regno Unito perda le condizioni speciali di cui godeva prima della Brexit.
Francia e Germania potrebbero ostacolare il negoziato
L’eventuale riammissione britannica dipenderebbe anche dalla disponibilità degli attuali membri dell’Unione europea ad accettare nuove eccezioni.
Un sondaggio YouGov condotto in Francia e Germania, diffuso a giugno, ha mostrato che il 58% dei francesi e il 63% dei tedeschi sostenevano, in linea di principio, il ritorno del Regno Unito.
Tuttavia, il sostegno scendeva al 36% in Francia e al 39% in Germania quando l’ipotesi prevedeva il recupero delle precedenti eccezioni britanniche.
I risultati indicano che un negoziato sull’euro e Schengen potrebbe incontrare resistenze anche tra popolazioni favorevoli al ritorno britannico.
Ai sensi dell’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea, l’ingresso di un nuovo membro richiede l’approvazione unanime degli Stati membri, il consenso del Parlamento europeo e la ratifica del trattato di adesione secondo le norme costituzionali di ciascun Paese.
Non esiste una procedura automatica di riammissione per i Paesi che hanno già fatto parte del blocco.
La Brexit torna al centro del dibattito politico
Da quando ha assunto il governo, nel luglio 2026, Andy Burnham ha criticato i risultati economici della Brexit e sostenuto un rapporto più stretto con l’Unione europea.
Il primo ministro ha già ammesso che la possibilità di rientrare nel blocco potrebbe entrare nel programma del Partito Laburista in una futura elezione.
Burnham, tuttavia, respinge l’idea di raccomandare un’adesione che obblighi il Regno Unito ad adottare l’euro o a entrare in Schengen.
Il governo mantiene inoltre, per l’attuale legislatura, gli impegni elettorali di non ripristinare la libera circolazione delle persone né di rientrare nel mercato unico e nell’unione doganale.
La discussione su un’eventuale reintegrazione, pertanto, non si è ancora trasformata in una proposta formale del governo britannico.
Dieci anni dopo, il costo della Brexit continua a essere discusso
Il Regno Unito ha lasciato ufficialmente l’Unione europea il 31 gennaio 2020, dopo quasi quattro anni di negoziati avviati con il referendum del 2016.
L’uscita ha posto fine alla partecipazione britannica al mercato unico e all’unione doganale, creando nuovi requisiti commerciali e restrizioni alla circolazione delle persone tra il Paese e l’Unione europea.
Durante la campagna referendaria, i sostenitori della Brexit sostenevano che l’uscita avrebbe consentito di riprendere il controllo sull’immigrazione, sulle leggi nazionali e sulla politica commerciale.
A un decennio dal voto, gli effetti della decisione continuano a dividere la società britannica.
Il governo cerca di ridurre le barriere commerciali e di ampliare la cooperazione con il blocco, mentre cresce il sostegno popolare alla revoca della Brexit.
La prossima fase di questo riavvicinamento è prevista per il 20 novembre, quando Burnham parteciperà a un vertice con leader europei a Bruxelles.
L’incontro dovrebbe riguardare commercio, sicurezza, energia, clima e mobilità dei giovani, ma non costituisce un negoziato formale di riammissione.
L’apertura alla flessibilità sull’euro e Schengen non rappresenta un cambiamento nelle regole di adesione. Mostra però che una parte di Bruxelles ammette di discutere condizioni specifiche qualora i britannici decidano di tentare di rientrare nell’Unione europea.
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