Torricella del Pizzo, 18 gennaio 1911.
Diego Morandi iniziò il viaggio verso il Brasile scrivendo.
In cima alla prima pagina indicò a chi erano destinate quelle parole:
“A mio cugino Renzo Nevi. Viaggio da Torricella del Pizzo (CR) al Brasile.”
Era un diario-lettera indirizzato al cugino Renzo, scritto mentre Diego lasciava l’Italia per raggiungere il fratello Paolo, che viveva a Porto Alegre.
La prima annotazione rivela già il peso della partenza: “partenza da casa col cuore stretto come in una morsa” (Partenza da casa col cuore stretto come in una morsa).
Diego aveva 22 anni. Partiva da Torricella del Pizzo, in provincia di Cremona, con due valigie e senza sapere esattamente che cosa avrebbe trovato dall’altra parte dell’oceano.
«Un dolore crescente e continuo»
Il giorno seguente proseguì per Genova. L’addio non era ancora finito.
Diego scrisse:
“un dolore crescente e continuo specialmente quando salutavo gli ultimi conoscenti”
«Un dolore crescente e continuo, soprattutto quando salutavo gli ultimi conoscenti.»
Sul treno cercò di distrarsi guardando il paesaggio. Non ci riuscì. Gli occhi tornavano alle due valigie che portava con sé.
Il viaggio era già iniziato, ma l’Italia era ancora molto vicina.
Il mare per la prima volta
Avvicinandosi a Genova, Diego vide il mare. L’immagine lo colpì profondamente.
Scrisse di:
“quel mare portatore di gioia e fortuna e causa di tanti mali”
«Quel mare portatore di gioia e fortuna e causa di tanti mali.»
La frase racchiude il dubbio di chi emigrava senza garanzie. L’oceano poteva essere la strada verso una vita migliore. Ma poteva anche portare sofferenza.
Diego non sapeva ancora quale delle due possibilità lo attendesse.
«Che spettacolo»
Nel porto di Genova si trovò davanti alla scena che segnava la grande emigrazione italiana.
Bauli, sacchi, fagotti, pacchi, cesti, materassi e cuscini si accumulavano tra i passeggeri.
Diego osservò tutto e annotò:
“che spettacolo”
«Che spettacolo.»
Seguirono i controlli medici, la verifica dei documenti e infine l’imbarco sul piroscafo Lombardia, diretto in Sudamerica.

Una piccola Italia sul ponte
Pochi giorni dopo, l’atmosfera a bordo era già diversa.
Il 26 gennaio Diego scrisse:
“Che allegria stamattina!”
«Che allegria questa mattina!»
Sul ponte, passeggeri provenienti da varie regioni cercavano di riempire le ore della traversata.
C’erano musica, partite a carte, conversazioni e discussioni. Calabresi, piemontesi, veneti, napoletani e lombardi condividevano lo stesso spazio.
Per qualche istante, la nave sembrava una piccola Italia che galleggiava nell’Atlantico.
«È l’Italia che si fa sentire»
Di notte, il tono cambiava.
Il 27 gennaio Diego rimase solo accanto alla murata e scrisse:
“è l’Italia che si fa sentire”
«È l’Italia che si fa sentire.»
La nostalgia si faceva più intensa quando il movimento sul ponte si attenuava.
Pensava alle persone che aveva lasciato e annotò un’altra frase intima:
“nessuno a cui possa confidare certi segreti del cuore”
«Nessuno a cui possa confidare certi segreti del cuore.»
La distanza cominciava a farsi sentire.
L’arrivo in Brasile
L’8 febbraio, 21 giorni dopo la partenza da Torricella del Pizzo, il Lombardia arrivò a Rio de Janeiro.
Prima di sbarcare, Diego salutò i compagni di viaggio:
“Addio cari compagni che forse non rivedrò più!”
«Addio, cari compagni, che forse non rivedrò più!»
Era un addio diverso da quelli in Italia.
Per settimane, sconosciuti avevano condiviso la stessa nave, lo stesso mare e la stessa incertezza. Ora ciascuno avrebbe seguito la propria strada.
Arrivato a Rio de Janeiro, Diego rimase colpito dal paesaggio.
Descrisse la città come:
“una conca meravigliosa di una bellezza naturale indescrivibile”
«Una conca meravigliosa, di una bellezza naturale indescrivibile.»
Ma non vide soltanto bellezza. Annotò anche il caldo, le strade, i tram, gli odori e aspetti della città che lo infastidirono.
Il Brasile cominciava ad apparire nel diario non come una promessa, ma come un luogo concreto.
Mancava ancora l’arrivo a Porto Alegre
Rio era soltanto una tappa. Paolo si trovava nel Sud.
Diego proseguì il viaggio fino a Porto Alegre, dove il diario si conclude con il ricongiungimento dei due fratelli.
Secondo l’Archivio Diaristico Nazionale, l’arrivo fu segnato da lacrime di gioia e dall’abbraccio tra i due.
Quasi un mese dopo aver lasciato Torricella, Diego era finalmente arrivato.
Diego Morandi rimase in Brasile fino al 1916. Poi tornò in Italia.
La vita avrebbe seguito strade molto diverse da quella prima traversata. Visse la Prima guerra mondiale, affrontò conflitti politici e difficoltà personali.
Morì nel 1961. Il diario scritto a 22 anni è rimasto.
Il facsimile
Il manoscritto di Diego Morandi è conservato presso l’Archivio Diaristico Nazionale, a Pieve Santo Stefano.
Sulla prima pagina si possono ancora vedere la calligrafia dello stesso emigrante e il titolo che diede al racconto:
“Viaggio da Torricella del Pizzo (CR) al Brasile”
Diego non stava scrivendo per gli storici. Scriveva per il cugino.
Il viaggio non fu ricostruito decenni dopo. Fu annotato mentre si svolgeva.
Lettere dall’America
Lettere dall’America è la rubrica domenicale di Italianismo dedicata alle lettere, ai diari e alla corrispondenza lasciati dagli italiani emigrati in Brasile e in altri Paesi delle Americhe.
Ogni volta che è possibile, la rubrica presenta anche il facsimile del documento originale e conserva le parole usate da chi visse l’immigrazione mentre avveniva.
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