Una brasiliana che tentava di ottenere la cittadinanza italiana per via giudiziaria ha pagato quasi 10 mila euro, ha ricevuto la notizia di aver vinto la causa ed è arrivata ad avere tra le mani una presunta sentenza favorevole. Il problema è emerso quando i suoi nuovi avvocati hanno verificato il documento: non hanno trovato presso il tribunale di Potenza, nel Sud Italia, alcuna registrazione corrispondente al procedimento indicato.
Il caso è stato rivelato dal quotidiano Il Messaggero martedì 6. La brasiliana, 36 anni, ha presentato una denuncia alla polizia italiana contro un’intermediaria e due professionisti brasiliani che, secondo il suo racconto, avrebbero dovuto occuparsi della richiesta di riconoscimento della cittadinanza.
La vicenda è iniziata nell’agosto 2024. Nata a San Paolo, la donna, identificata con il nome fittizio di Antonella, voleva ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Suo nonno materno era nato in Italia ed era emigrato in Brasile senza naturalizzarsi brasiliano.
Per avviare il ricorso, si è rivolta a una brasiliana che viveva da anni in Italia e offriva servizi di intermediazione per discendenti di italiani.
L’intermediaria ha indicato due avvocati brasiliani che avrebbero seguito il procedimento. Antonella ha accettato la proposta, pur non avendo mai conosciuto di persona i presunti avvocati.
Mesi di attesa e richieste di pagamento
Secondo la denuncia, l’intermediaria ha riferito che il ricorso era stato presentato al tribunale di Potenza, competente in ragione del luogo di nascita del nonno.
La brasiliana ha ricevuto un numero identificativo del presunto procedimento e ha iniziato a seguirne l’andamento attraverso l’intermediaria.
I mesi sono trascorsi. Ogni volta che chiedeva notizie del caso, si sentiva rispondere che tutto procedeva normalmente.
Nel dicembre 2025 è finalmente arrivata la notizia che attendeva: la sua richiesta di cittadinanza era stata accolta.
Con la presunta vittoria è arrivata anche una richiesta di pagamento di 8.707 euro, relativa a spese e onorari. L’importo si aggiungeva ai pagamenti effettuati in precedenza, portando il totale a quasi 10 mila euro.
Come prova dell’esito, Antonella ha ricevuto un documento presentato come sentenza del tribunale di Potenza, datato 10 aprile 2026.
La scoperta della «sentenza fantasma»
I sospetti sono sorti quando hanno iniziato ad arrivare nuove richieste di pagamento, anche dopo la presunta conclusione del procedimento.
Antonella trovava inoltre strano non riuscire a parlare direttamente con i professionisti che avrebbero dovuto rappresentarla davanti alla giustizia italiana. Ha quindi deciso di rivolgersi ad altri avvocati.
Giacinto Canzona ha assunto la verifica del caso e ha consultato la cancelleria civile del tribunale di Potenza. Il risultato è stato diverso da quello che la brasiliana si aspettava.
Secondo l’avvocato, non è stata trovata alcuna sentenza collegata al numero identificativo fornito alla cliente.
La scoperta ha sollevato un sospetto ancora più grave: il ricorso giudiziario potrebbe non essere mai stato depositato.
La difesa ha inoltre messo in dubbio l’autenticità del documento consegnato alla brasiliana. Una delle ipotesi è che la presunta sentenza sia stata redatta, almeno in parte, con l’uso dell’intelligenza artificiale.
Non vi è tuttavia conferma che questa tecnologia sia stata utilizzata.
Il caso è stato portato alla polizia italiana
Il 4 settembre 2026, Canzona ha presentato una denuncia formale ai Carabinieri di Roma Trionfale contro l’intermediaria e i due professionisti brasiliani coinvolti nelle trattative.
I nomi delle persone denunciate non sono stati resi noti nell’articolo.
A Il Messaggero, la difesa della brasiliana afferma che il caso è particolarmente grave perché coinvolge persone che investono somme elevate per ottenere il riconoscimento della cittadinanza dei propri antenati.
Ora spetterà alle autorità italiane accertare la destinazione del denaro, verificare l’autenticità della presunta sentenza e chiarire se vi sia stato effettivamente un procedimento presso il tribunale di Potenza.
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