L’Italia potrebbe assumere un nuovo assetto amministrativo nel nord-est del Paese. Una proposta politica prevede la fusione di Veneto e Friuli-Venezia Giulia in un’unica regione, denominata “Venezie”, che avrebbe uno statuto speciale e una maggiore autonomia finanziaria.

Il piano è sostenuto dal consigliere regionale Alessio Morosin, della Liga Veneta Repubblica, e ha acquisito rilievo dopo un’audizione tenutasi il 22 ottobre 2026 a Trieste, presso la Commissione affari istituzionali del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.
L’idea nasce dall’insoddisfazione di alcuni comuni del Veneto orientale, che valutano di lasciare la regione per entrare nel Friuli-Venezia Giulia, dove vigono condizioni amministrative e fiscali diverse.
Nonostante le discussioni, la fusione resta una proposta politica. Non vi è alcuna approvazione formale per unire le regioni né un calendario definito per il cambiamento.
Perché alcuni comuni vogliono lasciare il Veneto
Uno dei principali punti al centro della discussione è San Michele al Tagliamento, comune di circa 11 mila abitanti che comprende Bibione, una delle località turistiche più note del litorale italiano, una delle località turistiche più note del litorale italiano.
L’amministrazione comunale intende indire un nuovo referendum per consultare i residenti sulla possibilità di passare al Friuli-Venezia Giulia.
Un tentativo analogo si verificò nel 2005, ma non ottenne il sostegno necessario per il cambiamento.
Il presidente del Consiglio comunale, Sergio Bornancin, ha dichiarato a Venezia Today che la popolazione mantiene forti legami economici, sociali e culturali con il territorio friulano.
Secondo lui, i residenti utilizzano i servizi sanitari a Latisana, lavorano nelle città vicine e intrattengono rapporti quotidiani con i comuni dell’altra regione.
Anche la differenza di autonomia pesa nel dibattito. Mentre il Veneto ha uno statuto ordinario, il Friuli-Venezia Giulia fa parte del gruppo delle cinque regioni italiane a statuto speciale, dotate di competenze proprie e di regole di finanziamento differenziate.
Il piano prevede una macroregione chiamata “Venezie”
Invece di consentire l’uscita dei comuni dal Veneto, Alessio Morosin propone una riorganizzazione più ampia: unire le due regioni in una nuova entità amministrativa a statuto speciale.
La proposta è stata presentata durante un’audizione che ha riunito i rappresentanti di 11 comuni del Veneto orientale interessati a discutere il loro rapporto con il Friuli-Venezia Giulia.
Morosin sostiene che la fusione potrebbe ridurre le strutture amministrative duplicate, migliorare i servizi pubblici e consentire una maggiore autonomia nella gestione delle risorse.
Il consigliere ha inoltre citato studi della Fondazione Think Tank Nord Est e del Centro studi del Consiglio regionale del Veneto sulle differenze fiscali tra i comuni situati sui due lati del confine.
La proposta era già stata sostenuta in precedenza da Morosin. Nel luglio 2026, affermò che la creazione di una macroregione potrebbe rafforzare la competitività economica del nord-est italiano.
Secondo il consigliere, il ministro italiano per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha mostrato interesse per l’iniziativa. Tale interesse, tuttavia, non rappresenta un sostegno formale del governo alla fusione.
Il Veneto cerca di evitare l’uscita dei comuni
Parallelamente alla discussione sulla nuova regione, il governo regionale del Veneto è sottoposto a pressioni per migliorare le condizioni dei comuni vicini al confine.
Il 3 novembre, il Consiglio regionale ha approvato una proposta presentata dalla consigliera Rosanna Conte, della Lega, per accelerare le misure di sviluppo del Veneto orientale.
L’iniziativa prevede l’attivazione urgente di un tavolo permanente di dialogo con i comuni della regione e l’elaborazione di un piano di sviluppo a medio e lungo termine.
L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze economiche e amministrative che spingono una parte dei residenti a valutare il passaggio al Friuli-Venezia Giulia.
La stessa Conte ha riconosciuto che la proposta di una macroregione incontra ostacoli e ha affermato che il dibattito deve prendere in considerazione soluzioni praticabili per le comunità locali.
La Costituzione italiana consente di unire due regioni?
Sì. L’articolo 132 della Costituzione italiana prevede la possibilità di fusione tra regioni esistenti, ma stabilisce condizioni specifiche.
Affinché l’unione possa essere realizzata, è necessaria un’iniziativa di consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della popolazione interessata.
La proposta deve inoltre essere approvata con referendum dalle popolazioni interessate, nonché essere sottoposta alla consultazione dei rispettivi consigli regionali e all’approvazione di una legge costituzionale.
La creazione di una nuova regione a statuto speciale richiederebbe inoltre le corrispondenti modifiche costituzionali.
Pertanto, anche se l’idea ricevesse sostegno politico, la fusione tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia dipenderebbe ancora da un iter legislativo e da consultazioni popolari.
Per ora, il progetto delle “Venezie” resta nell’ambito del dibattito politico, mentre comuni come San Michele al Tagliamento discutono un’alternativa più immediata: cambiare regione.
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