Un’indagine su presunte frodi nel riconoscimento della cittadinanza italiana ha rivelato che 84 brasiliani hanno dichiarato la residenza in appena due immobili nel comune di Collio, in provincia di Brescia, nel nord Italia. Secondo la stampa locale, venerdì 9, le irregolarità documentate risalgono almeno al 2018, mentre altre ricostruzioni collocano l’inizio del presunto schema nel 2016.
Il caso ha avuto nuovi sviluppi nell’ottobre 2026, con la sospensione cautelare di due dipendenti comunali. Secondo il Giornale di Brescia, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia Andrea Guerrerio ha evidenziato, in un’ordinanza di 50 pagine, la concentrazione delle registrazioni in due proprietà.
Dei 97 brasiliani che hanno presentato domanda di riconoscimento della cittadinanza per discendenza (iure sanguinis) a Collio, 84 hanno indicato la residenza a quegli indirizzi. Gli investigatori sospettano registrazioni fittizie utilizzate per consentire la trattazione delle pratiche nel comune. Il numero non significa che tutti i richiedenti abbiano commesso una frode.
L’indagine segnala 170 procedimenti sospetti
La Guardia di finanza ha esaminato 408 procedimenti relativi al riconoscimento della cittadinanza italiana. Di questi, 170 sono stati classificati come presumibilmente irregolari. Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe movimentato oltre 1,2 milioni di euro, con richieste comprese tra 3.700 e 10 mila euro per pratica.
Il sospetto è che i richiedenti fossero registrati come residenti in Italia senza abitare effettivamente agli indirizzi dichiarati. L’indagine menziona anche possibili irregolarità documentali. L’intermediario brasiliano, un brasiliano di 50 anni, è stato indicato nelle ricostruzioni giornalistiche come uno degli indagati ed era agli arresti domiciliari dal settembre 2026.
Dipendenti sospese; la sindaca è indagata
La giustizia ha disposto la sospensione cautelare di due dipendenti dell’ufficio anagrafe di Collio, una per un anno e l’altra per quattro mesi. Secondo le ricostruzioni sulla decisione, il giudice ha individuato indizi del fatto che sapessero dell’assenza di residenza effettiva di parte dei richiedenti.
Anche la sindaca di Collio, Mirella Zanini, figura tra gli indagati e respinge le accuse. Le misure cautelari non equivalgono a condanne.
A Orzivecchi, altro comune della provincia, il giudice ha respinto la richiesta di sospensione di una dipendente, ritenendo insufficienti gli indizi di una partecipazione consapevole. La decisione ha tenuto conto, tra gli altri elementi, delle richieste di chiarimenti e del rigetto di alcune domande di cittadinanza.
La residenza fittizia non implica l’assenza di ascendenza italiana
Un’eventuale irregolarità nella dichiarazione di residenza non dimostra di per sé che il richiedente non abbia ascendenza italiana o che i suoi documenti genealogici siano falsi. La residenza era rilevante per determinare la competenza amministrativa del comune nella trattazione della domanda, mentre il diritto alla cittadinanza per discendenza dipende da requisiti propri.
Ciò non esclude possibili conseguenze per dichiarazioni false o altri vizi, che devono essere esaminati singolarmente. Anche il ricorso a un servizio di consulenza, di per sé, non costituisce reato.
Non c’è conferma di 170 cittadinanze annullate
Fino alla diffusione delle misure dell’ottobre 2026, non vi era conferma che i 170 procedimenti considerati sospetti avessero portato ad annullamenti definitivi della cittadinanza. Il numero corrisponde ai casi segnalati dall’indagine, non a condanne né a decisioni definitive di revoca.
L’inchiesta della Procura di Brescia riguarda anche sospetti legati a contratti pubblici e allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Le responsabilità individuali dipendono ancora dall’andamento dei procedimenti giudiziari.
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