A Associazione Nazionale Magistrati d'Italia (ANM) [Egli] ha formalmente richiesto un'audizione presso la Commissione Europea a Bruxelles per mettere in guardia dal rischio di collasso del sistema giudiziario italiano. La crisi colpisce direttamente i procedimenti di protezione internazionale e le domande di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza, molte delle quali provengono dal Sud America.
L'avvertimento è contenuto in un nota inviata alla stampa questa domenica (19)In un documento che descrive nel dettaglio gli effetti del sovraccarico del sistema giudiziario, l'ANM, che rappresenta 9.149 dei 9.657 magistrati attivi nel Paese, afferma che la situazione è "allarmante" e chiede alla Commissione europea di autorizzare un'udienza per affrontare la questione.
Secondo il testo, pubblicato da Agenzia Opinione"I tribunali italiani si trovano ad affrontare un arretrato impressionante di casi pendenti in materia di protezione internazionale e cittadinanza, con tempi medi di elaborazione molto lunghi e mancanza di informazioni e coordinamento da parte del Governo, nell'ambito dell'attuazione del Patto sull'asilo e le migrazioni."
L'ANM sottolinea inoltre che "oltre a riscontrare problemi di coordinamento a livello amministrativo, la magistratura italiana non ha ricevuto alcuna informazione dal Governo sulle strategie di attuazione del Patto e sui Tribunali che saranno interessati da migliaia di procedure di frontiera".
Il progresso si è fermato.
Secondo la nota, il Ufficio per il Processo (UPP) È stato creato come strumento principale per modernizzare il sistema giudiziario all'interno dell'Unione Europea. Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)Con questo provvedimento, l'obiettivo era riorganizzare i tribunali secondo un modello di lavoro basato sul lavoro di squadra. La misura ha portato all'assunzione di 10 dipendenti, che hanno iniziato a supportare direttamente il lavoro dei giudici.
"Lo strumento centrale per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR è stato individuato, di comune accordo tra il Governo italiano e la Commissione europea, in..." Ufficio per il processo“, afferma il ANM.
L'organizzazione afferma che il tempo medio di elaborazione dei casi penali in tutti e tre i livelli di giurisdizione è diminuito del 25%, anticipando l'obiettivo fissato per il 2026. Il tasso di risoluzione dei casi (tasso di sdoganamento) Anche la classifica europea è rimasta elevata, con l'Italia in testa.
Tuttavia, l'obiettivo di ridurre i procedimenti civili del 40% è a rischio. "La durata prevista dei procedimenti di primo grado è diminuita da 556 giorni nel 2019 a 458 giorni al 30 giugno 2025", un dato comunque superiore alla media dell'Unione Europea. Secondo il rapporto, questo rallentamento è dovuto a fattori esterni, come l'aumento inaspettato di nuovi casi.
Cittadinanza italiana a rischio
Il documento evidenzia che le Sezioni specializzate in immigrazione e cittadinanza hanno dovuto affrontare un sovraccarico sproporzionato dal 2022. "Sono state sommerse da un numero sproporzionato di procedure per il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza, avviate da residenti all'estero – per lo più in Sud America – che sono discendenti di antenati italiani".
Secondo l'ANM, "tale richiesta è dovuta all'inefficienza della Pubblica Amministrazione, che non risponde alle istanze amministrative di riconoscimento del diritto e costringe i richiedenti a rivolgersi direttamente ai Tribunali".
Il rapporto afferma che, tra il 2022 e il 2024, si è registrata una media annua di 32.154 nuove domande di cittadinanza, rispetto alle sole 7.760 del triennio precedente. La produttività delle sezioni è aumentata del 40%, ma ciò non è stato sufficiente a contenere l'arretrato dei casi pendenti.
Esplosione nei processi di asilo
L'ANM afferma inoltre che le procedure di protezione internazionale sono cresciute "tumultuosomente" dal 2022. Il numero di nuovi casi è balzato da 29.011 di quell'anno a 62.780 nel 2024. Le decisioni negative delle commissioni territoriali, "quasi tutte appellabili", hanno causato un immediato sovraccarico nei tribunali.
"Il numero di casi pendenti nelle sezioni specializzate è aumentato da 66.618 alla fine del 2023 a 119.925 a settembre 2025", si legge nella nota. Il tempo medio per la decisione è salito a 1.194 giorni. Secondo la normativa europea, il termine dovrebbe essere di 120 giorni.
L'ANM avverte che, con la sola situazione attuale, la magistratura potrebbe ricevere ulteriori 186 nuovi casi di protezione internazionale. "Si tratta di un arco temporale destinato ad aumentare progressivamente", si legge nel documento.
Crollo annunciato
La nota inviata questa domenica richiama anche l'attenzione sul rischio strutturale di collasso del sistema giudiziarioIl mantenimento dei 10 dipendenti dell'UPP era un impegno assunto dal governo italiano nei confronti dell'Unione Europea. Tuttavia, secondo l'ANM (Agenzia Nazionale Mineraria), "fino a gennaio 2026, a meno di sei mesi dalla conclusione del progetto, non è stato pubblicato alcun bando di concorso per la sicurezza del posto di lavoro di questi dipendenti".
Secondo il rapporto ufficiale citato nel testo, "il numero del personale effettivamente in servizio è stato ridotto a 8.930 unità". La mancanza di prospettive ha portato al licenziamento di alcuni dei dipendenti più qualificati.
L'associazione avverte: "I giudici e i tribunali italiani corrono il rischio concreto di avere meno risorse umane entro giugno 2026 rispetto a prima dell'avvio del PNRR".
L'impatto sarebbe immediato sul funzionamento dei tribunali e sulla continuità delle riforme già in corso. "Il metodo del lavoro di squadra rischia di essere abbandonato, così come i progressi nell'eliminazione degli arretrati e nella riduzione dei tempi medi di trattamento".
Richiesta di udienza a Bruxelles
Data la situazione, l'ANM ha formalmente richiesto un audizione con la Commissione EuropeaCome riportato nella nota: "Si tratta di una situazione allarmante, che l'Associazione nazionale magistrati chiede gentilmente di illustrare in un'audizione presso la Commissione europea".
L'organizzazione conclude che la mancata stabilizzazione dell'UPP potrebbe compromettere "non solo il funzionamento del sistema giudiziario nazionale, ma anche la fiducia dell'Unione Europea nelle istituzioni italiane".


























































