Il deputato italiano Fabio Porta, del Partito Democratico (PD), ritiene che la crisi al Consolato generale d’Italia a Caracas sia una situazione eccezionale e non debba ripetersi nei consolati italiani in Brasile, pur riconoscendo che nessuna sede sia del tutto esente da questo rischio.
In un’intervista esclusiva a Italianismo, questo mercoledì (4), il parlamentare eletto in America del Sud ha definito l’episodio una «tempesta perfetta», provocata, a suo avviso, dalla combinazione di una politica governativa sfavorevole agli italiani all’estero e di carenze nell’amministrazione consolare.
La riduzione dei servizi è avvenuta dopo la cessazione dei contratti di 31 dipendenti temporanei. Porta ha criticato la gestione del problema e ha affermato che l’amministrazione consolare avrebbe potuto prepararsi meglio all’uscita dei lavoratori.
«Credo che in questo caso abbiamo una, come si può definire, una tempesta perfetta», ha dichiarato.
La crisi di Caracas è considerata eccezionale
Interrogato da Italianismo sulla possibilità che un episodio analogo si verifichi in Brasile, Porta ha ammesso che l’ipotesi non può essere completamente esclusa. «Potrebbe accadere in qualsiasi consolato del mondo», ha detto.
Il deputato ha tuttavia sottolineato che l’episodio di Caracas è un caso anomalo e che situazioni analoghe sono rare. Secondo lui, le difficoltà incontrate dai consolati italiani in altri Paesi derivano spesso da carenze di personale, eccesso di domanda e cambiamenti amministrativi, e non necessariamente da problemi di gestione. «Spero che non si ripeta, perché significherebbe che i consolati sono nelle mani di persone incompetenti», ha affermato.
Il deputato critica la mancanza di pianificazione
Per Porta, la cessazione dei contratti dei 31 dipendenti non avrebbe dovuto sorprendere l’amministrazione consolare. «Lui (il console) sapeva che questi 31 addetti all’inserimento dati terminavano il proprio contratto», ha dichiarato.
Il parlamentare sostiene che il responsabile del consolato avrebbe dovuto richiedere in anticipo un rafforzamento del personale all’amministrazione centrale di Roma. Secondo lui, un’interlocuzione più efficiente con la Farnesina avrebbe potuto consentire una transizione graduale o ridurre gli impatti sulla comunità.
Porta ha inoltre criticato quello che considera un orientamento del governo italiano volto a rendere più difficili le procedure relative alla cittadinanza e i rapporti con i cittadini residenti all’estero. Questa interpretazione è del parlamentare e non dimostra, di per sé, che la crisi di Caracas faccia parte di una strategia deliberata del governo.
«Piove sul bagnato»
La situazione umanitaria in Venezuela ha occupato anch’essa una parte importante dell’intervista. Porta ha affermato che la comunità italiana nel Paese affronta da anni difficoltà politiche, economiche e sociali, il che rende ancora più gravi i problemi nell’assistenza consolare. «Vale a dire, piove sul bagnato», ha dichiarato.
Secondo il parlamentare, le lamentele sui servizi riguardano persone di diversi orientamenti politici. «Evidentemente non si tratta di uno schieramento politico o dell’altro, perché tutti stanno soffrendo», ha affermato.
Interrogato se lo Stato italiano dovesse dedicare maggiore attenzione al Venezuela, ha risposto: «Con molta, molta più attenzione».
Vengono citati anche problemi elettorali
Porta ha menzionato episodi precedenti relativi all’organizzazione di elezioni e referendum italiani in Venezuela. Secondo lui, le buste elettorali provenienti da Maracaibo non sono arrivate in Italia durante il referendum sulle questioni del lavoro del 2025.
Il deputato ha inoltre criticato la diffusione del numero di telefono di un’azienda privata incaricata della consegna del materiale elettorale durante il referendum sulla riforma della giustizia, svoltosi nel marzo 2026.
I deputati chiedono spiegazioni a Tajani
Il caso è arrivato anche al Parlamento italiano attraverso un’interrogazione scritta presentata da deputati del Partito Democratico, tra cui Fabio Porta, e rivolta al ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’iniziativa chiede chiarimenti e provvedimenti per ripristinare la capacità di assistenza delle rappresentanze italiane in Venezuela.
Durante l’intervista, Porta ha affermato di sperare che la risonanza della crisi serva da monito per altre sedi consolari e contribuisca a evitare episodi analoghi.
Porta difende l’ex console di Porto Alegre
Il parlamentare ha inoltre elogiato l’operato del diplomatico Nicola Occhipinti, che ha diretto il Consolato generale d’Italia a Porto Alegre e successivamente ha svolto incarichi a Caracas. Porta ha messo in discussione il suo rientro a Roma e ha menzionato positivamente il lavoro di Valerio Caruso a Porto Alegre.
«Vale a dire, chi lavora bene, invece di ricevere un premio, riceve una frustata», ha affermato.
La Farnesina riconosce le difficoltà
Il ministero degli Esteri italiano ha riconosciuto difficoltà organizzative derivanti dalla scadenza dei contratti temporanei, ma ha affermato che la sede di Caracas continua a fornire servizi.
In una dichiarazione al quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano, la Farnesina ha informato che sta cercando soluzioni per ricostituire l’organico e ha respinto l’ipotesi che le restrizioni siano state causate dalla riforma delle norme sulla cittadinanza italiana.
Il ministero ha inoltre citato aumenti nel rilascio di passaporti e carte d’identità elettroniche rispetto all’anno precedente, senza indicare, nella dichiarazione citata, una data definitiva per la completa normalizzazione degli appuntamenti interessati.
Per Porta, l’esperienza di Caracas dimostra l’importanza della pianificazione e di una maggiore attenzione alle comunità italiane nei Paesi che affrontano crisi prolungate.
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