Il sospetto di un trattamento privilegiato nel riconoscimento della cittadinanza italiana ai familiari di politici brasiliani non è iniziato con i Bolsonaro. Nel 2005, anche l’allora first lady Marisa Letícia Lula da Silva dovette affrontare interrogativi sulla possibilità che avesse saltato la fila del consolato italiano.
L’episodio è tornato al centro del dibattito questo giovedì (29), dopo che il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha confrontato i passaporti italiani concessi a Marisa Letícia e ai figli dell’ex presidente Jair Bolsonaro.
La dichiarazione è arrivata nel pieno della controversia sulla cittadinanza italiana di Flávio Bolsonaro, che ha lasciato il Brasile dopo essere stato sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva nelle elezioni presidenziali di domenica (25), come riferito dall’agenzia ANSA.
Tajani ha affermato che i documenti sono stati rilasciati perché i beneficiari avevano diritto alla cittadinanza per discendenza, in base alla legislazione italiana vigente all’epoca. Il confronto ha provocato la reazione del deputato italiano Angelo Bonelli, che chiede spiegazioni sulle procedure adottate nelle pratiche dei fratelli Bolsonaro.
Anche Marisa Letícia fu sospettata in merito alla fila
Il dibattito sui possibili privilegi consolari aveva già raggiunto il Palazzo del Planalto oltre 20 anni fa.
Il 3 dicembre 2005, il quotidiano O Estado de S. Paulo pubblicò un articolo secondo cui Marisa Letícia aveva ottenuto la cittadinanza italiana in quell’anno, dopo una richiesta avviata circa cinque anni prima.
Secondo il quotidiano, il Planalto non comunicò la data esatta del riconoscimento né commentò le speculazioni secondo cui l’allora first lady avrebbe usato il prestigio del marito per anticipare l’appuntamento al consolato.
Nello stesso periodo, la stampa riportò che i tempi di attesa nei consolati italiani potevano protrarsi per diversi anni. Il periodo di circa cinque anni attribuito alla pratica di Marisa non dimostra di per sé un trattamento preferenziale. Gli articoli non hanno presentato prove che avesse ricevuto un trattamento privilegiato.
La controversia, tuttavia, arrivò al Congresso nazionale. In un intervento alla Camera dei deputati, nel dicembre 2005, l’allora deputato Alberto Fraga (PFL-DF) mise in discussione la decisione della first lady di ottenere la cittadinanza italiana e ne ipotizzò le motivazioni, senza presentare prove di irregolarità nella procedura consolare.
L’episodio mostra che l’ottenimento di passaporti italiani da parte dei familiari di presidenti brasiliani era già diventato motivo di scontro politico molto prima del caso Bolsonaro.
Anche i figli di Lula hanno ricevuto passaporti italiani
Il 22 marzo 2007, la rubrica di Cláudio Humberto, pubblicata dalla Tribuna do Norte, riferì che erano stati rilasciati i passaporti italiani di Marcos Cláudio, Fábio Luiz, Sandro Luiz e Luiz Cláudio. Marisa, discendente di italiani, aveva già ricevuto il proprio documento.
Nelle fonti consultate non vi sono prove che i figli di Lula abbiano beneficiato di procedure irregolari o di un’indebita anticipazione dell’appuntamento.
L’Italia discuteva già della cittadinanza di Marisa nel 2005
Il riconoscimento della cittadinanza di Marisa Letícia suscitò un dibattito politico anche in Italia. Nel novembre 2005, l’ex presidente del Consiglio italiano Massimo D’Alema usò il caso della first lady brasiliana per criticare una contraddizione della legislazione del Paese.
Il dibattito metteva in discussione il fatto che i discendenti di italiani residenti all’estero potessero ottenere la cittadinanza e partecipare alle elezioni italiane, mentre gli immigrati che vivevano e lavoravano in Italia da anni restavano privi di tale diritto.
La critica di D’Alema non indicava alcuna irregolarità nella pratica di Marisa. Si trattava di una contestazione politica sulle differenze tra i diritti concessi ai discendenti di italiani e agli stranieri residenti nel Paese.
Ora il sospetto ricade sui Bolsonaro
Oltre due decenni dopo, il dibattito sulla fila dei consolati italiani è tornato a coinvolgere i familiari di un presidente brasiliano. Flávio ed Eduardo Bolsonaro hanno ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana nel 2023. Carlos Bolsonaro ha ottenuto il riconoscimento nel 2024.
Secondo le informazioni presentate dal deputato Angelo Bonelli, Flávio ed Eduardo sono entrati nella lista d’attesa dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia nel 2020 e si sono presentati presso la rappresentanza diplomatica nel novembre 2022 per seguire l’iter delle pratiche.
Bonelli vuole sapere se i fratelli siano stati ricevuti secondo l’ordine cronologico e ha chiesto informazioni sulle fasi delle procedure.
Il riconoscimento in tempi più brevi rispetto a quelli affrontati da altri richiedenti non dimostra, da solo, l’esistenza di un favoritismo. L’accertamento dipende da documenti che consentano di confrontare le condizioni di ricevimento e i criteri applicati alle pratiche.
Tajani difende i passaporti e ricorda la modifica della legge
Commentando il caso, Tajani ha affermato che sia i figli di Bolsonaro sia Marisa Letícia avevano diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Il ministro degli Esteri ha anche menzionato la riforma legislativa promossa dal governo di Giorgia Meloni nel 2025, che ha limitato l’accesso alla cittadinanza italiana per i discendenti nati all’estero.
Bonelli ha definito il confronto inopportuno e ha sostenuto che Marisa Letícia non aveva mai usato il passaporto italiano per sottrarsi alla giustizia. Il parlamentare ha inoltre criticato l’uso della cittadinanza italiana da parte di politici brasiliani che affrontano problemi giudiziari.
Il dibattito sull’uso di un passaporto per lasciare il Brasile, tuttavia, non equivale a quello su un eventuale favoritismo nell’esame di una domanda di cittadinanza.
Il privilegio consolare non ha ideologia
Gli episodi che coinvolgono le famiglie Lula e Bolsonaro rivelano che la preoccupazione per possibili privilegi nella cittadinanza italiana attraversa governi e partiti.
Nel 2005, la stampa si chiese se Marisa Letícia avesse saltato la fila. Nel 2026, un deputato italiano esige spiegazioni sulla rapidità delle pratiche dei figli di Jair Bolsonaro.
Le circostanze sono diverse, così come gli elementi presentati in ciascun caso. Finora, le fonti consultate non consentono di concludere che vi sia stato un favoritismo in nessuno dei due casi.
Il diritto alla cittadinanza italiana per discendenza non dipende dalla posizione politica. Allo stesso modo, il rispetto dell’ordine di ricevimento non dovrebbe dipendere dal cognome del richiedente.
La questione resta rilevante per migliaia di discendenti di italiani che hanno atteso anni per una convocazione consolare: i familiari di politici influenti sono stati ricevuti secondo gli stessi criteri applicati agli altri cittadini?
Rispondere a questa domanda richiede documenti, date e trasparenza amministrativa, indipendentemente da chi sia al potere.
Newsletter
Últimas do Italianismo
Todo dia, às 18h, um resumo do que aconteceu na Itália direto no seu e-mail.
É gratuito e você cancela quando quiser.
