San Paolo, 17 ottobre 1920.
Era trascorso poco più di un mese dal terremoto che aveva colpito la Garfagnana e la Lunigiana, in Toscana.
Dal Brasile, Stella Giannotti scrisse alla sorella che viveva a Vagli Sotto.
Le prime parole conservate nella trascrizione mostrano l’impatto delle notizie che avevano attraversato l’Atlantico:
«Carissima sorella non puoi credere quanto dispiacere o sentuto nel sentire la fragellazzioni del terremoto»
«Cara sorella, non puoi immaginare quanto mi sia rattristata nell’apprendere della devastazione provocata dal terremoto.»
La grafia è quella originale.
Come tanti emigranti della sua generazione, Stella scriveva in una forma molto vicina al parlato, con ortografia incerta, scarsa punteggiatura e costruzioni lontane dall’italiano formale.
Poco dopo, espone un’idea:
«Cara sorella io opensato una cosa»
«Cara sorella, ho pensato a una cosa.»
La proposta era diretta. Se la situazione era diventata difficile in Italia, tutti avrebbero dovuto venire in Brasile.
«La cosa migliore è che veniate tutti in Brasile»
scrive Stella:
«se per caso non vi trovate in condizzione buone la meglio è che venghiate tutti al Brasile»
«Se per caso non vi trovate in buone condizioni, la cosa migliore è che veniate tutti in Brasile.»
La frase assume un’altra dimensione se si considera il momento in cui fu scritta.
Il 7 settembre 1920, un forte terremoto aveva colpito la zona in cui viveva la sorella.
Vagli Sotto era tra le località colpite.
Quaranta giorni dopo, Stella scriveva da San Paolo offrendo un’alternativa: lasciare l’Italia e ricominciare dall’altra parte dell’Atlantico.

«Persino i più poveri vivono da signori»
Per convincere la sorella, Stella descrive il Brasile come un luogo in cui, anche di fronte alle difficoltà, la vita poteva essere migliore.
«che qui mali che vada si passa sempre meglio che li anche i più poveri passano la vita da signore»
Una possibile traduzione:
«Perché qui, anche quando le cose vanno male, si vive sempre meglio che lì. Persino i più poveri vivono da signori.»
La frase non va letta come un ritratto oggettivo dell’esperienza di tutti gli italiani in Brasile.
Le stesse lettere conservate dalla Fondazione mostrano situazioni molto diverse, segnate da povertà, lavoro duro, frustrazioni e difficoltà.
Ma era questa l’immagine che Stella trasmetteva alla sorella nel 1920.
Il Brasile appariva come una possibilità di ricominciare.
Anche i figli facevano parte del progetto
Stella richiama l’attenzione su un altro elemento.
La sorella aveva figli in età lavorativa.
«te poi che ciai tutti quelli figli da lavoro te e tuo marito passeresti la vita propio buona»
«Tu, che hai tutti quei figli in età lavorativa, insieme a tuo marito potreste condurre una vita davvero buona.»
Era la logica delle cosiddette catene migratorie.
Un membro della famiglia partiva per primo, trovava lavoro, cercava di stabilirsi e poi scriveva chiamando gli altri.
Nel caso di Stella, il terremoto rendeva la decisione ancora più urgente.
Una parola carica di paura
La Fondazione Paolo Cresci richiama l’attenzione su una parola usata da Stella nel parlare della tragedia:
«fragellazzioni»
La pubblicazione osserva che l’insolita quantità di consonanti doppie sembra accentuare graficamente la dimensione della paura provocata dal terremoto.
Non c’è motivo di correggere la parola.
Anche il modo in cui fu scritta fa parte del documento.
Mostra come Stella sentiva la lingua e cercava di trasformarla in scrittura.
«Un milione di baci»
La lettera si chiude con un altro registro.
Dopo aver parlato del terremoto, del cambio di Paese e del futuro della famiglia, Stella scrive:
«un miglioni di baci»
«Un milione di baci.»
La Fondazione osserva che anche «miglioni» è rivelatore. Per chi viveva lontano dal mondo delle grandi fortune, un milione poteva significare semplicemente una quantità immensa, quasi impossibile da misurare.
Stella voleva mandare molti baci.
Ne mandò un milione.
E concludeva:
«per sempre la tua sorella Stella Giannotti»
«Per sempre, tua sorella, Stella Giannotti.»
I brani conservati della lettera di Stella
La Fondazione Paolo Cresci ha pubblicato i seguenti estratti, conservando la grafia originale:
San Paolo (Brasile) 17 ottobre 1920 (…)
Carissima sorella non puoi credere quanto dispiacere o sentuto nel sentire la fragellazzioni del terremoto (…)
Cara sorella io opensato una cosa se per caso non vi trovate in condizzione buone la meglio è che venghiate tutti al Brasile che qui mali che vada si passa sempre meglio che li anche i più poveri passano la vita da signore te poi che ciai tutti quelli figli da lavoro te e tuo marito passeresti la vita propio buona (…)
un miglioni di baci e mi scrivo per sempre la tua sorella Stella Giannotti.
La traduzione
San Paolo (Brasile), 17 ottobre 1920 (…)
Cara sorella, non puoi immaginare quanto mi sia rattristata nell’apprendere della devastazione provocata dal terremoto (…)
Cara sorella, ho pensato a una cosa: se per caso non vi trovate in buone condizioni, la cosa migliore è che veniate tutti in Brasile, perché qui, anche quando le cose vanno male, si vive sempre meglio che lì. Persino i più poveri vivono da signori. E tu, che hai tutti quei figli in età lavorativa, insieme a tuo marito potreste condurre una vita davvero buona (…)
Un milione di baci. Per sempre, tua sorella, Stella Giannotti.
Nota di Italianismo: la Fondazione Paolo Cresci ha pubblicato soltanto alcuni brani della corrispondenza e ha indicato le parti omesse con puntini di sospensione. Italianismo ha contattato l’istituzione e chiesto accesso al manoscritto originale. La riproduzione dipende dall’autorizzazione dell’archivio.
Lettere dall’America
Lettere dall’America è la serie domenicale di Italianismo dedicata alla corrispondenza degli italiani emigrati nelle Americhe e dei familiari rimasti in Italia.
Sono documenti scritti mentre l’immigrazione era in corso. Senza la ricostruzione della memoria compiuta decenni dopo.
In essi, la storia emerge dalle piccole cose. A volte, in un terremoto. A volte, in una bolletta della luce. A volte, nella domanda sul maiale di famiglia.
E, a volte, in un milione di baci.
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