L’obesità avanza in Italia e colpisce già 5,75 milioni di adulti. Nel 2025, l’11,6% della popolazione dai 18 anni in su era in condizione di obesità, contro il 9,8% di dieci anni prima, secondo i dati Istat.
Se si aggiungono le persone in sovrappeso, quasi la metà degli adulti italiani supera il peso ritenuto adeguato: il 46,4%, pari a circa 23 milioni di persone. La percentuale complessiva è cambiata poco negli ultimi anni, ma l’obesità è cresciuta di 1,8 punti percentuali dal 2015.
Il quadro appare contraddittorio. L’Italia continua a essere tra i Paesi dell’Unione europea con i più bassi livelli di obesità tra gli adulti. Allo stesso tempo, presenta dati preoccupanti tra bambini e adolescenti, soprattutto nelle regioni più povere del Sud.
Un minore su quattro è in sovrappeso
Tra bambini e adolescenti dai 3 ai 17 anni, il 26% era in eccesso di peso nel biennio 2024-2025. Si tratta di circa 2 milioni di minori.
La percentuale sale al 32,3% tra i bambini dai 3 ai 10 anni. Tra gli adolescenti dai 14 ai 17 anni, scende al 17,9%. I ragazzi registrano tassi più elevati rispetto alle ragazze.
Il divario regionale è marcato. Nel Sud, il 34,1% dei minori è in sovrappeso. La Campania guida la rilevazione con il 36,8%, seguita dalla Calabria con il 35,7% e dalla Sicilia con il 34,6%. Delle otto regioni con risultati superiori alla media nazionale, sette si trovano nel Mezzogiorno.
I dati aiutano a ridimensionare le spiegazioni semplicistiche che attribuiscono il problema alla pizza, alla pasta o soltanto all’espansione delle catene di fast food.
Il rapporto europeo COSI dell’Organizzazione mondiale della sanità colloca nuovamente l’Italia tra i Paesi con la più alta prevalenza di eccesso di peso infantile, insieme ad altre nazioni mediterranee. L’Oms sottolinea che l’obesità è un problema multifattoriale, associato non solo all’alimentazione, ma anche all’ambiente familiare, all’attività fisica e alle condizioni sociali.
Quanto più basso è il reddito, tanto maggiore è il problema
Le rilevazioni dell’Istituto superiore di sanità, l’Iss, mostrano una chiara relazione tra l’obesità infantile e le condizioni economiche.
Tra i bambini di 8 e 9 anni le cui famiglie dichiarano di arrivare a fine mese con grande facilità, la prevalenza dell’obesità era di circa il 7%. Nelle famiglie con gravi difficoltà economiche, raggiungeva il 13,5%.
Anche il sovrappeso aumentava con il peggiorare della situazione economica. L’Iss ha inoltre rilevato che, quanto più alto è il livello di istruzione dei genitori, tanto minore tende a essere la quota di figli in eccesso di peso.
Lo stesso schema emerge tra gli adulti. I dati del sistema PASSI hanno mostrato obesità nel 16% delle persone che riferivano gravi difficoltà economiche, contro il 9% di quelle in migliori condizioni finanziarie.
Il denaro influenza anche le abitudini quotidiane. Tra i bambini di famiglie con gravi difficoltà, sono più comuni un consumo insufficiente di frutta e verdura e una minore partecipazione frequente ad attività sportive.
Prezzo e disponibilità degli alimenti, istruzione, spazi per l’attività fisica, routine familiare e condizioni del quartiere costituiscono ciò che i ricercatori definiscono ambiente obesogeno.
L’Italia ha riconosciuto l’obesità come malattia
Il cambiamento del profilo sanitario ha portato il Parlamento italiano ad approvare, nel 2025, una normativa specifica.
La legge n. 149 del 3 ottobre 2025 definisce l’obesità come una malattia progressiva e recidivante e stabilisce i principi per la prevenzione e il trattamento da parte del Servizio sanitario nazionale. La norma è entrata in vigore il 24 ottobre di quell’anno.
La legislazione prevede un programma nazionale di prevenzione e trattamento, con 800 mila euro destinati a queste azioni nel 2026 e 1,2 milioni di euro all’anno a partire dal 2027.
I dati più recenti mostrano due realtà italiane. Tra gli adulti, l’obesità resta relativamente bassa nel confronto europeo, sebbene sia in crescita. Tra i bambini, il Paese continua a trovarsi in una posizione sfavorevole, con una divisione sociale e territoriale che concentra i tassi più elevati tra le famiglie a basso reddito e nel Sud.
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