Una bozza di legge di iniziativa popolare presentata in Italia da gruppi ultraconservatori, tra cui CasaPound, propone... abrogazione della legge n. 74/2025 — il cosiddetto Decreto Tajani — e il ristabilimento del riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza senza limiti generazionali. La proposta, intitolata “Remigrazione e Reconquista”, Ha già superato le 125 firme., superando il quorum minimo di 50 voti richiesto per l'iter parlamentare. La raccolta è iniziata il 30 gennaio 2026.
L'articolo 16 del disegno di legge è chiaro: "La legge n. 74 del 5 febbraio 2025 è abrogata" e "viene ripristinato il riconoscimento della cittadinanza per discendenza (jure sanguinis) senza limiti generazionali per i discendenti di cittadini italiani". Lo stesso articolo prevede agevolazioni fiscali per i primi cinque anni successivi all'iscrizione, programmi di collocamento lavorativo e sostegno linguistico e culturale per coloro che rientrano in Italia.
L'argomentazione demografica
L'inserimento dell'articolo sulla cittadinanza per discendenza, iure sanguinis, in un progetto di remigrazione può apparire contraddittorio a prima vista, ma possiede una logica interna. La proposta nasce dalla constatazione che l'Italia sta affrontando un collasso demografico e che i discendenti degli italiani all'estero rappresentano una riserva di popolazione con legami culturali e identitari con il Paese.
Nel dibattito che circola sui social media tra i membri delle comunità italo-brasiliane, il ragionamento è semplice: senza la cittadinanza come legame, il discendente cerca semplicemente un altro Paese europeo che lo accolga. "Se vieni rifiutato nella tua stessa casa, non sei così stupido da continuare a vagare senza meta. Troverai un'altra famiglia", ha riassunto un membro della comunità in una discussione online.
L'interpretazione secondo cui persino settori storicamente ostili all'immigrazione riconoscono la necessità di discendenti italiani per la ripresa demografica del Paese ha generato reazioni diverse. Alcuni vedono il progetto come una mera strategia elettorale, una tattica di pressione calcolata per costringere il governo Meloni ad ammorbidire la propria posizione. Decreto Tajani prima delle prossime elezioni. Altri credono che ci sia una logica coerente all'interno della visione nazionalista: riportare a casa chi ha sangue italiano è compatibile con la limitazione di chi non lo ha.
Cosa propone il progetto oltre alla cittadinanza?
Il testo dell'iniziativa popolare è ampio e va ben oltre l'articolo sui discendenti. La proposta crea un Programma nazionale di rimigrazione L'obiettivo è incoraggiare il rimpatrio volontario degli stranieri che risiedono stabilmente in Italia, attraverso incentivi finanziari, formazione professionale e sostegno al reinserimento nei paesi d'origine. Prevede inoltre un Fondo per la remigrazione fino a due miliardi di euro all'anno, finanziato in parte dalla riconversione di risorse precedentemente destinate all'accoglienza degli immigrati.
Il disegno di legge inasprisce inoltre le sanzioni contro l'immigrazione clandestina, amplia le espulsioni, regolamenta le ONG che operano nel Mediterraneo e istituisce un Fondo per i tassi di natalità italiani, destinato esclusivamente alle famiglie in cui entrambi i genitori sono cittadini italiani.
Cosa c'è dopo?
Superando quorum delle firmeIl disegno di legge acquisisce il diritto di procedere attraverso il Parlamento italiano, ma ciò non garantisce l'approvazione. Il governo Meloni, che ha firmato il Decreto Tajani, dovrebbe votare contro la propria legislazione per approvare l'articolo 16.
Nei dibattiti pubblici, la valutazione prevalente è che lo scenario più probabile non sia la piena approvazione del progetto, bensì l'uso della pressione politica per ottenere specifiche concessioni dal governo, soprattutto con le elezioni italiane alle porte. "Quando le elezioni si avvicineranno, il governo potrebbe riproporre il progetto per i pronipoti, dicendo: se venite in Italia, potrete sbrigare tutte le pratiche burocratiche", ha commentato un partecipante al dibattito.
La Spagna, che mantiene un proprio programma di cittadinanza per discendenza, viene citata nel dibattito italiano come modello da osservare e come destinazione alternativa per coloro che si sentono esclusi dall'attuale sistema italiano.






































