In una decisione pubblicata martedì (22), il Tribunale dell'AquilaNella regione Abruzzo è stato riconosciuto il diritto alla cittadinanza italiana. iure sanguinis di 31 italo-brasiliani, di cui 11 minorenni. La sentenza, emessa dal giudice Elvira Buzzelli, rappresenta una significativa vittoria contro lo spirito restrittivo del Decreto Tajani, recentemente convertito in legge.
Sebbene il procedimento sia stato avviato ai sensi della precedente legislazione, la decisione ribadisce chiaramente l'opinione prevalente tra gli studiosi del diritto costituzionale: la cittadinanza italiana è un diritto. soggettivo, permanente e imprescrittibile.
Legge che non prescrive
Nella sentenza il giudice ha evidenziato:
"Lo status di cittadinanza, una volta acquisito per discendenza, nascita o naturalizzazione, produce effetti permanenti per tutta la vita dell'individuo e può essere perso solo volontariamente, mediante rinuncia espressa o tacita."
“Lo status civitatis, una volta acquisito per discendenza, nascita o naturalizzazione, spiega effetti permanenti per tutta la durata della vita del soggetto, que può perderelo solo su base volontaria, ossia attraverso rinuncia espressa o tacita.”
E aggiunse:
“Lo status di cittadinanza, una volta acquisito, è di natura permanente, imprescrittibile e può essere richiesto in qualsiasi momento, sulla base della semplice prova della nascita come cittadino italiano.”
“Lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in nessun tempo sulla base di tutte le prove dell’integrale acquisitiva fattispecie dalla nascita da cittadino italiano.”
Solide prove documentali
I ricorrenti hanno dimostrato la loro discendenza da un italiano nato a Capistrello (AQ) nel 1875, emigrato in Brasile all'inizio del XX secolo. La sentenza, a cui si riferisce il portale Italianismo ha avuto accesso — descrive in dettaglio la linea genealogica e i registri:
“I ricorrenti hanno dimostrato, in primo luogo, che l’ascendente non si è mai naturalizzatto e, pertanto, ha trasmesso ai suoi discendenti lo status di cittadino italiano.”
L'assenza di naturalizzazione volontaria, unita alla mancanza di rinuncia formale, confermava la continuità del legame giuridico tra le generazioni.
La doppia cittadinanza è legittima
Uno dei principali punti contestati dalla decisione è la tesi – sostenuta dal decreto Tajani – secondo cui l’esistenza di un’altra cittadinanza (in questo caso quella brasiliana) potrebbe impedire il riconoscimento della cittadinanza italiana.
Il giudice ha chiaramente confutato questa interpretazione:
"Il figlio illegittimo nato all'estero da cittadino italiano non perde la cittadinanza italiana semplicemente perché gliela ha concessa lo Stato in cui è nato." io soli, la propria nazionalità."
“Il figlio naturale nato all’estero da cittadino italiano non perde la cittadinanza italiana per il solo fatto che lo Stato in cui esso è nato gli abbia attribuito (iure soli) la propria cittadinanza.”
Questa interpretazione non è nuova. La sentenza ricorda che la giurisprudenza italiana, già in sentenze anteriori alla legge n. 555/1912, riconosceva la possibilità della doppia cittadinanza:
“…la giurisprudenza dell’epoca (Corte di Cassazione di Napoli, sentenza del 5 ottobre 1907, e Corte d’Appello di Casale, sentenza del 15 aprile 1902) aveva già stabilito che il figlio naturale nato all’estero da cittadino italiano non perde la cittadinanza italiana per il solo fatto che lo Stato in cui è nato gli ha concesso la cittadinanza italiana…” io soli, la propria cittadinanza. In altre parole, la possibilità di stabilire la doppia cittadinanza a favore del ricorrente era già ammessa, attraverso il sistema pretoriano e anche prima della legge n. 555/1912, "essendo ciò una conseguenza inevitabile, allo stato attuale del diritto internazionale, del concetto di sovranità, che include necessariamente i caratteri di autonomia e indipendenza di ciascuno Stato sul proprio territorio", ha aggiunto il giudice.
Nella sentenza il giudice ha riconosciuto anche la validità della doppia cittadinanza Brasile-Italia, sostenendo che la cittadinanza brasiliana, acquisita per nascita (io soli), non esclude il diritto alla cittadinanza italiana ereditaria (ius sanguinis).
Questo punto era particolarmente importante perché contraddiceva l'interpretazione promossa dal decreto Tajani, che mirava a limitare il riconoscimento della cittadinanza in determinati casi.
Per Reginaldo Maia, da Beata cittadinanza, che ha assistito i 31 italo-brasiliani beneficiari della pena, la decisione conferma la coerenza della Magistratura con quanto previsto dalla Costituzione:
Questa sentenza rafforza ciò che tutti abbiamo ribadito: il diritto alla cittadinanza italiana non può essere plasmato da espedienti politici.
Secondo lui, la cittadinanza, per sua natura, è una condizione giuridica irrevocabile: “Il tentativo di limitarla attraverso decreti politici è una distorsione del diritto che non può essere sostenuta dall’ordinamento costituzionale”.




























































