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Cittadinanza

La causa intentata nel 2026 si conclude con una vittoria del giudice, il quale stabilisce che un malfunzionamento del sistema non può punire il cittadino.

La sentenza del 7 luglio riconosce che il tentativo non andato a buon fine di fissare un appuntamento presso il consolato è equiparabile a una domanda presentata prima del 27 marzo 2025.

Il tribunale di Napoli accetta i dipinti di Prenot@mi e riconosce la cittadinanza al pronipote.
Il tribunale di Napoli accetta i dipinti di Prenot@mi e riconosce la cittadinanza al pronipote.

Il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la cittadinanza italiana a due brasiliani, nipote e pronipote, a seguito di una causa intentata. il 16 febbraio 2026Ovvero, quasi un anno dopo l'entrata in vigore delle norme che limitano il riconoscimento per discendenza. La sentenza è datata 7 luglio 2026.

La decisione ha accettato come prova le schermate del sistema di prenotazione consolare. Prenot@miSecondo il giudice, i ricorrenti hanno tentato di presentare la richiesta nel gennaio 2025, prima della scadenza fissata dalla nuova legge, ma non hanno ricevuto alcuna risposta in merito alla programmazione dell'appuntamento. Il caso è stato seguito dagli avvocati Valerio Piccolo e Andrew Luiz Montone.

Cosa era in gioco

L'articolo 3-bis della legge 91/1992, recepito dal decreto-legge 36/2025 e convertito in legge 74/2025, considera che coloro che sono nati all'estero e possiedono un'altra cittadinanza non abbiano mai acquisito la cittadinanza italiana, salvo in alcuni casi. Una di queste eccezioni tutela coloro che hanno presentato domanda al consolato o al comune entro le ore 23:59 del 27 marzo 2025.

Il tribunale ha ritenuto che il tempestivo tentativo di presentare la richiesta soddisfacesse tale requisito. La sentenza afferma che la condotta dei ricorrenti "deve essere considerata pienamente adeguata a soddisfare il requisito della 'presentazione della richiesta'", poiché "i ricorrenti non possono essere ritenuti responsabili dell'impossibilità di utilizzare il canale telematico imposto dall'Amministrazione, né tale malfunzionamento può tradursi in una limitazione del diritto soggettivo esercitato".

Avendo riconosciuto la tempestività della domanda, il giudice ha applicato la legge vigente fino al 27 marzo 2025, che, secondo quanto riportato nella sentenza, “non impone alcun limite generazionale al riconoscimento della cittadinanza per ius sanguinis”. Uno dei ricorrenti, nipote dell'italiano, rientrava anche nell'ipotesi di cui alla lettera c) dell'articolo 3-bis, che tutela coloro che hanno antenati esclusivamente italiani di primo o secondo grado.

Il caso

L'antenato nacque a Cardito, nella provincia di NapoliIl 14 settembre 1891 emigrò in Brasile e non ottenne mai la cittadinanza brasiliana, come dimostra il certificato di naturalizzazione negativo allegato al fascicolo. La giurisdizione del Tribunale di Napoli deriva proprio dal comune di nascita dell'antenato.

Il Ministero dell'Interno è stato citato in giudizio il 7 aprile 2026 e non ha presentato alcuna memoria difensiva. L'udienza si è svolta il 16 giugno 2026, in forma scritta. Oltre a dichiarare i ricorrenti cittadini italiani, la sentenza ha disposto che il competente ufficiale di stato civile procedesse alle registrazioni e alle trascrizioni nei registri, con notifica alle autorità consolari. Le spese processuali sono state ripartite.

Cosa dicono gli avvocati

Secondo Valerio Piccolo, la sentenza amplia l'interpretazione della disposizione. "La sentenza offre un'interpretazione estensiva dell'articolo 3-bis, § 1, lettera a), della legge n. 91/1992, equiparando il requisito della 'domanda presentata' al mero tentativo di presentare una domanda, effettuato nei termini previsti ma vanificato da un malfunzionamento del portale consolare", afferma.

L'avvocato aggiunge che l'interpretazione è conforme alla Costituzione italiana. "Si tratta di un'interpretazione guidata da principi costituzionali, in quanto impedisce che l'esercizio di un diritto costituzionale, come quello di cittadinanza, dipenda da inefficienze organizzative imputabili esclusivamente alla Pubblica Amministrazione. Il cittadino italiano non può essere danneggiato da un disservizio non imputabile a lui", afferma. "In questo modo, la Corte applica il principio di tutela delle legittime aspettative, secondo il quale il rischio derivante da inadempienze della Pubblica Amministrazione non può essere trasferito al cittadino che ha agito in buona fede".

Andrew Montone segue la stessa linea di ragionamento. «La sentenza del Tribunale di Napoli conferma quanto sosteniamo da tempo: chi ha attivato la propria richiesta di riconoscimento della cittadinanza prima del 27 marzo 2025 non può essere penalizzato per un errore del sistema amministrativo, che non è riuscito a elaborare la richiesta nei tempi previsti. Il giudice è stato chiaro: la colpa è del canale telematico imposto dalla stessa amministrazione italiana, non del cittadino», afferma l'avvocato.

Egli ricorre a un principio classico del diritto per descrivere la contraddizione. "Se lo Stato italiano affermasse il contrario, ci troveremmo di fronte a..." contravvenire al factum proprium"Nessuno può stabilire le regole del gioco, trarre vantaggio dalla falla in quella stessa regola e poi dire al cittadino che è arrivato in ritardo. L'amministrazione non può invocare la propria disfunzione per negare un diritto; sarebbe, in parole povere, rivendicare la propria colpa a proprio vantaggio", afferma.

2 recensioni

1 Commento

  1. Steve W. Nielsen

    11 luglio 2026 alle 13:22

    Ci sono stati casi riguardanti la discendenza materna che sono stati presentati dopo il decreto e hanno ricevuto una sentenza positiva (o una sentenza in generale)?

  2. Antonio Luiz Araújo

    16 luglio 2026 alle 16:31

    Buon pomeriggio
    Voglio lavorare, tornare a vivere con la mia famiglia e studiare con i miei figli.
    Meu sonho

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