Camillo De PellegrinIl sindaco della Val di Zoldo, in Veneto, è tornato a criticare il sistema di riconoscimento della cittadinanza italiana per diritto di sangue, il cosiddetto iure sanguinis.
In un'intervista al quotidiano Il Gazzettino - una sorta di portavoce informale del sindaco attivista —, ha nuovamente criticato l'impatto finanziario e amministrativo causato dalla partecipazione degli italiani residenti all'estero al processo elettorale della città.
Secondo De Pellegrin, solo per inviare 1.600 cartoline con agevolazioni per il trasporto agli elettori all'estero, il Comune ha speso oltre 3.500 euro in spese postali. Le spedizioni hanno raggiunto Paesi come Brasile, Argentina e Guatemala, consentendo ai cittadini italiani residenti lì di votare alle elezioni regionali.
"Oltre 3.500 euro in francobolli e tre dipendenti dedicati alla timbratura e all'etichettatura delle cartoline che, per la maggior parte, verranno restituite nei prossimi mesi con la scritta 'non consegnato'", ha dichiarato il sindaco. "Viva l'Italia con i soldi dei contribuenti", ha aggiunto, in tono critico.
Parlando di spreco di denaro dei contribuenti, il comune L'ufficio postale di Val di Zoldo serve la popolazione solo 18 ore a settimana. A titolo di confronto, l'ufficio postale della città, che ha spedito le lettere agli elettori, è aperto 31 ore e 30 minuti a settimana, quasi il doppio.

L'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) consente agli italiani residenti all'estero di mantenere i diritti civili, come il diritto di voto.
De Pellegrin collega il problema alla facilità con cui la cittadinanza italiana viene concessa ai discendenti, principalmente latinoamericani. “Uno dei tanti effetti distorti del fenomeno della cittadinanza…” iure sanguinis", disse.





















































