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Cittadinanza

Nuova legge: il mancato pagamento delle tasse può annullare i processi di cittadinanza

Se approvata, la misura punirà gli avvocati che non pagano le parcelle nei processi di cittadinanza italiana, sollevando i clienti da costi imprevisti.

“Abbiamo la spiacevole sensazione di uno Stato che fa pagare ai cittadini le sue inefficienze”, dice Giampaolo Di Marco, dell'Associazione Nazionale Forense | Foto: Giustizia Caffè
“Abbiamo la spiacevole sensazione di uno Stato che fa pagare ai cittadini le sue inefficienze”, dice Giampaolo Di Marco, dell'Associazione Nazionale Forense | Foto: Giustizia Caffè

Una nuova proposta di legge di bilancio 2025 potrebbe rivoluzionare il modo in cui vengono gestite le procedure di cittadinanza italiana. Se approvata, la misura consentirebbe l'archiviazione delle cause in caso di mancato pagamento delle tasse obbligatorie. “contributo unitario”, non vengono pagati, garantendo maggiore trasparenza ed evitando addebiti imprevisti ai clienti.

Chiusura del procedimento per mancato pagamento

Il decreto firmato dal presidente Sergio Mattarella, questo mercoledì (23), prevede di introdurre significative modifiche al codice di procedura civile, con il nuovo articolo 307-bis.

Prevede che, «in prima udienza, il giudice dovrà verificare se il versamento del 'contributo unificato' è stato effettuato correttamente». Se vi è omissione o pagamento parziale, la parte avrà “30 giorni per regolarizzare la situazione; in caso contrario, il processo verrà interrotto. Il nuovo valore proposto per la tassa per i processi di cittadinanza sarebbe di “600 euro per richiedente”, se verrà approvata la Legge di Bilancio 2025.

Reazioni schiette degli avvocati e dichiarazione di incostituzionalità

Il cambiamento mira a ritenere responsabili gli avvocati che spesso non pagano i loro onorari, sorprendendo i clienti con accuse da parte di Agenzia delle Entrate. Tuttavia, la proposta ha suscitato una forte resistenza da parte di diversi soggetti giuridici.

O Organizzazione forense congressuale (OCF) ha classificato la misura come “incostituzionale”, sostenendo che attribuisce al giudice “poteri di amministrazione finanziaria”, il che è considerato inaccettabile, secondo il blog legale NT Plus direttoa, da Il Sole 24 Ore.

Essi affermano che “la lotta contro l’evasione fiscale non dovrebbe sopprimere i diritti costituzionali” e sostengono che la responsabilità di pagare le tasse dovrebbe spettare al cittadino e non all’avvocato.

Inoltre, il Movimento forense ha espresso analoghe preoccupazioni, sottolineando che “la giustizia non può essere solo per pochi o, in questo caso, per i ricchi” e che “l'accesso alla giustizia, costituzionalmente garantito dall'articolo 24, non può e non deve essere condizionato al rispetto degli obblighi fiscali”.

A Associazione Nazionale Forense ha ricordato che uno sforzo simile era stato fatto nel 2022, “ma il governo è stato costretto a ritirare la proposta a causa della sua evidente incostituzionalità”.

Per il segretario generale dell'ANF Giampaolo Di Marco “è inaccettabile mettere i cittadini nella condizione di dover ricorrere alla giustizia, che non può essere un diritto solo dei più ricchi”. “Ancora una volta – aggiunge – avvertiamo la spiacevole sensazione di uno Stato che fa pagare ai cittadini le sue inefficienze. La lotta all'evasione non si fa sopprimendo i diritti costituzionali, ma organizzando un sistema capace di recuperare rapidamente le imposte dovute”.

Lo dice Carlo Foglieni, presidente dell'AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati): «Si rischia così di trasferire nuovamente alla classe forense responsabilità che non rientrano nella funzione difensiva, il che potrebbe portare addirittura alla necessità di 'anticipare' il “contributo unificato” per non veder dichiarato il processo estinto".

È importante sottolineare che né il Movimento Forense né l'Organismo Congressuale Forense (OCF), tra le altre associazioni, nonostante la serietà della proposta, hanno fatto alcun accenno all'articolo 106 del Decreto, che intende incrementare il valore del "contributo unitario". Secondo la proposta, i procedimenti relativi al riconoscimento della cittadinanza italiana sarebbero quindi soggetti a... tassa di 600 euro a richiedente, indipendentemente dal fatto che la petizione sia congiunta.

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