All'udienza di martedì 24, presso la Corte Costituzionale italianaL'avvocatessa italo-argentina Monica Lis Restanio ha difeso con emozione e con forza la cittadinanza italiana per i discendenti nati all'estero. Rappresentando le comunità della diaspora, ha dichiarato: "È una questione esistenziale, storica, transgenerazionale. Un dovere di riconoscenza per chi, con sacrificio, ha preservato i valori dell'italianità come eredità indistruttibile".
"Vorrei descrivere l'aspetto pratico del vincolo autentico e delle norme sulla cittadinanza applicate fino al 27 marzo", ha affermato. Secondo lei, "la cittadinanza del bipolide io soli e ius sanguinis Ciò comporta due aspetti inscindibili: il legame con l'Italia trasmesso attraverso la famiglia e il diritto a conservare la cittadinanza italiana, salvo rinuncia volontaria.
Restanio ha denunciato che “il divorzio generazionale tra l’ascendente e i ricorrenti non è dovuto alla mancanza di interesse delle famiglie, ma a decenni di ostruzionismo da parte dell’amministrazione”, il che avrebbe reso difficile il riconoscimento dello status di cittadinanza (stato civile), “che attraversa due o tre generazioni”.
L'avvocato ha criticato una "struttura amministrativa immutabile" che tratta la cittadinanza "come una concessione discrezionale e non come un diritto vincolante". E ha sottolineato: "Fino a marzo, le leggi sulla cittadinanza erano perfette; così perfette che si è creata una barriera economica alla giustizia".
Secondo lei, "il costo per una famiglia di cinque persone è passato da 518 a 3 euro", rendendo impraticabili i ricorsi in secondo grado o in Cassazione. "La realtà burocratica supera ogni immaginazione. I consolados si rifiutano di rilasciare il codice fiscale necessario per pagare la tassa di registrazione delle sentenze".
Restanio ha anche accusato il decreto legge 36 del 2025 di legalizzare pratiche restrittive e di distruggere un "diritto originario, indisponibile e imprescrittibile, in vigore da oltre 150 anni". Ha lamentato l'uso di "una campagna di disinformazione mediatica" che "umilia e diffama gli italiani nati all'estero".
"Anche se la diaspora non ha lo spazio che merita in Italia, le comunità italiane all'estero ne conoscono bene il valore", ha affermato. "Con i piedi ben saldi sul suolo straniero, gli italiani nati all'estero sono orgogliosi di incarnare profondamente i valori italiani: famiglia, lavoro, fede, solidarietà, rispetto per donne e bambini".
Informazioni sull'udienza
Martedì la Corte Costituzionale italiana ha tenuto un'udienza pubblica che potrebbe segnare una svolta nella legislazione in materia di cittadinanza italiana per discendenza. Il processo, celebrato a Roma, trae origine da un ricorso del Tribunale di Bologna, pubblicato il 26 novembre 2024, che metteva in dubbio la costituzionalità dell'articolo 1 della legge n. 91/1992, la legge che finora ha riconosciuto la cittadinanza italiana per discendenza. ius sanguinis, cioè per via di sangue, senza limitazione temporale di generazioni.
Anche altri tribunali, come quelli di Roma, Milano e Firenze, hanno sospeso procedimenti simili, in attesa di una sentenza definitiva della Corte costituzionale.
La Corte sta valutando se tale disposizione giuridica rimanga compatibile con i principi della Costituzione della Repubblica Italiana, soprattutto dopo l'emanazione della Legge 74/2025, che ha convertito il controverso Decreto Legge n. 36/2025 – noto come Decreto Tajani – e ha imposto nuovi criteri per il riconoscimento della cittadinanza. La legge ora richiede, ad esempio, che il richiedente sia nipote di un cittadino italiano e che dimostri vincoli di sangue esclusivi o la nascita in Italia.






































