Con uno dei tassi di natalità più bassi d'Europa e un continuo esodo di giovani qualificati, l'Italia potrebbe perdere fino a metà della sua popolazione entro il 2100. La stima fa scattare l'allarme sul futuro del Paese e intensifica il dibattito su come formare i "nuovi italiani".
Secondo le proiezioni di Nazioni Unite (ONU), la popolazione italiana potrebbe scendere da circa Da 59 milioni a 27,4 milioni entro la fine del secolo, nello scenario di bassa fertilità. Anche nello scenario medio, il numero dovrebbe scendere a 35,4 milioni. I dati sono disponibili nel rapporto Prospettive della popolazione mondiale.
O Istituto nazionale di statistica italiano (Istat) prevede anche una riduzione significativa: la popolazione residente dovrebbe scendere a 58,6 milioni nel 2045 e 53,7 milioni entro il 2065, se le tendenze attuali continueranno.
A giugno, un referendum nazionale La proposta mira a ridurre da dieci a cinque anni il tempo necessario per ottenere la cittadinanza tramite residenza. Questa misura mira a facilitare la naturalizzazione degli immigrati legali, la principale alternativa di fronte al calo demografico.
Attualmente, la procedura richiede un decennio di residenza continuativa, un reddito minimo comprovato e può durare fino a tre anni. Il governo, guidato da una coalizione di destra, è contrario alla proposta e sta cercando di bloccare il referendum con una campagna di astensione.
Al previsto calo demografico si aggiunge l’invecchiamento della società italiana. Senza il ricambio generazionale e con scarsi incentivi a incoraggiare le nascite, il Paese corre il rischio di compromettere la base attiva che sostiene l'economia e il sistema di sicurezza sociale.
L'opposizione, autrice della proposta, stima che fino a 2,5 milioni di persone potrebbero trarre beneficio dal cambiamento. Tra loro ci sono i giovani nati in Italia da genitori stranieri, che oggi incontrano ostacoli legali per diventare cittadini italiani.
Mentre il governo limita anche il diritto alla cittadinanza per discendenza, come nell'attuale riforma della legge iure sanguinis (diritto di sangue), il referendum appare come un tentativo di invertire una situazione preoccupante. Gli esperti sottolineano che senza un'apertura all'immigrazione la ripresa demografica sarà irrealizzabile.
Ma, secondo recenti ricerche, il referendum potrebbe fallire a causa della scarsa affluenza alle urne. Per la validità del risultato è richiesto un quorum minimo del 50%, il che è considerato improbabile.
L'Italia è in una situazione di stallo: o rafforza le politiche di inclusione e integrazione, oppure andrà incontro al previsto crollo demografico.






















































