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Tecnologia

Secondo una commissione, l'Italia ha speso 1,1 miliardi di euro per la digitalizzazione, raggiungendo solo la metà dell'obiettivo.

L'Italia ha ricevuto 194 miliardi di euro dal PNRR (Programma nazionale di resilienza e ripresa) e non ha ancora completato la digitalizzazione.

Dopo aver investito 194 miliardi di euro, l'Italia non ha ancora completato la sua transizione digitale.
Dopo aver investito 194 miliardi di euro, l'Italia non ha ancora completato la sua transizione digitale.

Il 31 agosto 2026, il PNRR (Piano nazionale italiano di ripresa e resilienzaL'attuale fase del programma giunge formalmente al termine. Entro tale data, l'Italia avrà ricevuto circa 194 miliardi di euro da Next Generation EU, il fondo europeo per la ripresa post-pandemica, di cui 122,6 miliardi di euro in prestiti da rimborsare e 71,8 miliardi di euro in sovvenzioni. Si tratta di uno dei maggiori flussi di risorse pubbliche per la modernizzazione del Paese degli ultimi decenni.

Eppure, la transizione digitale italiana non è ancora completa.

Questa è la conclusione centrale di un'analisi pubblicata da CIO Club Italia, firmato da Imma OrilioDelegato regionale dalla Sicilia e presidente del comitato editoriale dell'associazione. Il testo è diretto: "una transizione che dura nove anni non è più una transizione, è lo stato permanente in cui il sistema produttivo italiano si rapporta alla tecnologia".

Ciò che l'Italia ha realizzato

I risultati esistono e sono documentati. La copertura a banda ultralarga ha raggiunto quasi l'intero territorio nazionale. La fibra ottica è stata notevolmente ampliata. Il 5G copre la stragrande maggioranza della popolazione. Fascicolo Sanitario Elettronico Il sistema unificato italiano di cartella clinica elettronica ha collocato l'Italia al quarto posto in Europa per accesso alle cartelle cliniche digitali, secondo i dati della Commissione europea del 2024.

Nel settore imprenditoriale, il Paese è sorprendente: il 60,7% delle piccole e medie imprese italiane ne ha almeno una livello base di digitalizzazioneL'Italia si posiziona al quarto posto in Europa per utilizzo del cloud computing, con il 55% delle aziende che si avvale di questa tecnologia, un dato ben superiore alla media UE del 38,9%.

Cosa non ha funzionato

Ma questi risultati riguardano quello che l'analisi definisce il "livello base" della digitalizzazione: l'infrastruttura e le risorse essenziali. Il livello massimo, secondo Orilio, rimane basso.

Nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale da parte delle aziende, l'Italia si attesta al 5%, contro una media europea del 7,4% e un obiettivo dell'Agenda digitale europea per il 2030 del 60%. Per quanto riguarda le competenze digitali di base della popolazione, il Paese si attesta al 45,8%, rispetto a una media europea del 55,6%. Tra gli specialisti in tecnologie dell'informazione presenti nella forza lavoro, il tasso è del 4,1%, contro un obiettivo europeo del 6,1%.

Il modello di incentivi adottato nell'arco di nove anni, dal Piano Industria 4.0 del 2017 a quello attuale. iperammortamento (L'ammortamento accelerato degli investimenti tecnologici) è citato come parte del problema. La logica dei programmi di incentivi intermittenti ha creato un modello di digitalizzazione a ondate: le aziende investono quando sono disponibili agevolazioni fiscali, si fermano quando queste terminano e ricominciano nel ciclo successivo. Il risultato è una modernizzazione frammentata, priva di continuità strategica.

Il caso di Transition 5.0

L'esempio più illustrativo è il programma Transizione 5.0Il programma, lanciato nel 2024 con 6,3 miliardi di euro, ha visto le sue regole modificate sostanzialmente almeno cinque volte in due anni. Le risorse sono state ridotte da 6,3 miliardi di euro a 2,5 miliardi di euro a metà percorso. Oltre 7.400 aziende che avevano già avviato investimenti si sono ritrovate senza copertura. Il governo ha tagliato il sussidio, ha affrontato critiche ed è tornato sui suoi passi. Tra marzo 2025 e aprile 2026, il beneficio previsto per le aziende ha subito una variazione di un ordine di grandezza.

"Un sistema di politica industriale che produce queste fluttuazioni in due o tre mesi non può funzionare bene per definizione, a prescindere dalla buona volontà degli attori coinvolti", scrive Orilio.

Il costo di cui nessuno parla.

C'è anche un fatto raramente citato nel dibattito pubblico: dei 194 miliardi di euro di PNRL'Italia dovrà rimborsare prestiti per 122,6 miliardi di euro tra il 2028 e il 2058. Gli interessi totali che il Paese pagherà fino al 2058, secondo le simulazioni più comuni, ammontano a circa 64 miliardi di euro. Il piano sarà fiscalmente vantaggioso solo se l'aumento di produttività che ne deriverà supererà tale costo. Al momento, gli indicatori anticipatori di produttività non mostrano il balzo atteso.

Quello che viene dopo

L'analisi suggerisce che l'Italia dovrebbe smettere di considerare la digitalizzazione come una "transizione" senza fine e definire criteri chiari per stabilire quando essa possa considerarsi completata. Con obiettivi realistici e politiche stabili della durata di almeno dieci anni – anziché programmi di incentivazione che cambiano ogni due anni – il Paese potrebbe dichiarare conclusa questa fase tra il 2031 e il 2034.

Per ora, il PNRR termina. La transizione, però, no.

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