L'Italia celebra questo martedì (2) il 80 anni dalla fondazione della RepubblicaLa data si riferisce al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando gli italiani si recarono alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia, in seguito alla caduta del fascismo e alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Nella stessa votazione, gli elettori scelsero anche i membri dell'Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione. Si trattò della prima consultazione politica nazionale con la partecipazione delle donne italiane, in un processo di suffragio universale maschile e femminile. In precedenza, avevano già votato alle elezioni amministrative tenutesi nello stesso anno.
La consultazione ha concluso un periodo di transizione iniziato dopo la caduta di Benito MussoliniIl conflitto iniziò nel 1943 e si intensificò con l'armistizio annunciato l'8 settembre dello stesso anno. Da allora, il paese fu diviso tra il Regno del Sud, sostenuto dagli Alleati, e il Repubblica Sociale Italiana, un regime fascista creato nel Nord sotto la tutela tedesca. A questo seguì l'occupazione nazista, il Resistenza partigiana ...e una guerra civile che ha lasciato profonde cicatrici nella società italiana.
Il 9 maggio 1946, re Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto II. La decisione mirava a preservare la continuità della Casa Savoia, ma fu considerata tardiva da parte dei gruppi legati al Comitato di Liberazione Nazionale. Il monarca era ritenuto direttamente responsabile della crisi del regime liberale, della nomina di Mussolini nel 1922 e del sostegno istituzionale al fascismo per due decenni.

Nord repubblicano, Sud monarchico
Il voto ha rivelato una profonda spaccatura nell'elettorato, basata principalmente su confini geografici. Il Nord ha votato in modo schiacciante per la Repubblica, mentre il Sud si è orientato verso la Monarchia.
Questa divisione rifletteva esperienze storiche distinte. Nella regione centro-settentrionale, l'occupazione tedesca, Repubblica Sociale Italiana La lotta della Resistenza rafforzò il legame tra antifascismo e opzione repubblicana. Nel Sud, liberato prima dagli Alleati e meno segnato dalla guerra partigiana, le reti politiche conservatrici, i legami tradizionali con la monarchia e una maggiore diffidenza verso le forze repubblicane di sinistra ebbero un peso considerevole.
L'affluenza alle urne è stata estremamente elevata. Dei 28.005.449 aventi diritto al voto, 24.946.878 si sono recati alle urne, pari all'89,08%.

Tra i voti validi, 12.718.641 sono stati a favore della Repubblica, pari al 54,27%, e 10.718.502 a favore della Monarchia, pari al 45,73%. La differenza ha confermato la vittoria repubblicana, ma ha anche dimostrato che la scelta era tutt'altro che consensuale.
La transizione avvenne in un clima di tensione, tra accuse di frode, ricorsi e contestazioni sulla legalità del referendum. La Corte di Cassazione proclamò i primi risultati il 10 giugno. Tre giorni dopo, nel pieno della crisi istituzionale, Umberto II lasciò l'Italia, ponendo fine al regno che gli sarebbe valso il soprannome di "Re di Maggio". Dopo aver esaminato i ricorsi, la Corte confermò definitivamente la vittoria repubblicana il 18 giugno 1946.
La nuova Repubblica non nacque dunque da una rottura pacifica, bensì da una scelta difficile, segnata da divisioni territoriali, ricordi di guerra, dalla responsabilità della monarchia di fronte al fascismo e dallo sforzo di ricostruire democraticamente un paese devastato.








































